Diabete e prevenzione cardiovascolare nei cittadini migranti in Lombardia
Un nuovo studio del "Mario Negri" evidenzia l'importanza dell’area di provenienza e della durata del soggiorno nella prevalenza della malattia e nell’accesso ai trattamenti, e sottolinea la necessità di cure più“migrant-friendly”.
Il peso e la diffusione del diabete aumentino nel prossimo futuro. Si stima che nel mondo l'8,8% degli adulti tra i 20 e i 79 anni soffra di diabete. Circa il 75% vive in paesi a reddito medio-basso, come nel Medio Oriente, in Africa e nel Sud-Est asiatico.
Un recente studio di popolazione sui database sanitari italiani ha indicato che nella popolazione migrante dalle regioni dell'Africa settentrionale o sub-sahariana la prevalenza del diabete è doppia rispetto a quella dei cittadini italiani; tra chi proviene dal Sud-Est asiatico la prevalenza è cinque volte superiore.
Un nuovo studio1 – del IRCCS "Mario Negri", con la collaborazione per la Salute di Regione Lombardia, – utilizzando le banche dati sanitarie, valuta la prevalenza e la gestione del diabete tra i migranti secondo i rispettivi gruppi etnici e durata della permanenza nella regione, in relazione ai cittadini italiani.1 Allo studio ha partecipato anche il Monzino, con una consulenza del Dr. Stefano Genovese, Responsabile Unità di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie metaboliche.
In Lombardia, nel 2010, il numero totale di pazienti diabetici di età compresa tra 20 e 69 anni era pari a 215 mila (3,3%), 195 mila italiani (91,8%) e circa 20 mila di origine straniera (9,2%). I dati dello studio confermano che la prevalenza del diabete tra i migranti è generalmente superiore a quella osservata tra gli italiani, con una grande variabilità in base ai diversi gruppi etnici, con una percentuale più elevata tra i migranti dell'Asia meridionale (4,6%) e del Nord Africa (3,9%), con una prevalenza più che raddoppiata rispetto agli italiani, e un trend più elevato nei migranti residenti di lungo periodo rispetto ai residenti a breve termine.
Il trattamento farmacologico del diabete era diverso tra i migranti e gli italiani, con una minore probabilità dei primi di ricevere il trattamento con insulina. La prescrizione di trattamenti per la prevenzione cardiovascolare e gli indicatori di cura del diabete erano tutt'altro che ottimali nelle persone con diabete (compresi gli italiani, per la verità), ma i diabetici di recente immigrazione, con poche eccezioni, avevano ricevuto significativamente meno cure rispetto agli italiani, con minore probabilità di accedere a una visita specialistica presso un diabetologo e di ricevere almeno un test HbA1c all'anno. In particolare, la proporzione di pazienti diabetici italiani non testati per HbA1c in un anno era del 25%, mentre tra i migrati residenti da più tempo tale percentuale saliva al 30% e tra quelli di recente immigrazione sfiorava il 50%.
Il Europa, il numero di migranti è destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni. È necessario quindi ampliare i diritti legali all'assistenza sanitaria, ma il nostro studio sottolinea anche che i sistemi sanitari devono diventare più “migrant-friendly”: superare le barriere linguistiche e culturali, migliorare le competenze interculturali degli operatori sanitari e delle strutture sanitarie e aumentare l'alfabetizzazione sanitaria dei migranti stessi.
Reference
- Marzona I, Avanzini F, Tettamanti M, Vannini T, Fortino I, Bortolotti A, Merlino L, Genovese S, Roncaglioni MC. Prevalence and management of diabetes in immigrants resident in the Lombardy Region: the importance of ethnicity and duration of stay. Acta Diabetol. 2018 Jan 22. doi: 10.1007/s00592-018-1102-6. [Epub ahead of print]


