Basi razionali e caratteristiche del Progetto “Epifania”

Gualtiero Colombo

Unità di Immunologia e Genomica funzionale

Centro Cardiologico Monzino

Se in un paziente del tutto asintomatico, – che magari era stato inviato allo specialista con l’indicazione a eseguire accertamenti (per esempio per un certificato di idoneità all’attività sportiva), e che il medico ha ritenuto, per familiarità o altro, di dover inviare a eseguire una TC coronarica, – riscontriamo una condizione di aterosclerosi non ostruttiva, oggi non abbiamo alcun elemento che ci consenta di predire se e a quali eventi di natura cardiovascolare egli potrebbe andare incontro. E dunque la sola strategia a nostra disposizione al momento è in termini di prevenzione primaria generica, perché ignoriamo quale sarà l’evoluzione della sua condizione.

Del resto, anche un’aterosclerosi con placca emodinamicamente significativa, con marcato rimodellamento positivo, potrebbe non condurre ad alcun evento, mentre al contrario placche angiograficamente modeste possono produrre eventi anche gravi. E così un’importante percentuale di persone apparentemente sane o comunque asintomatiche rischia di andare incontro a un evento cardiovascolare maggiore senz’alcuna avvisaglia.

L’imaging ci permette in effetti di individuare le caratteristiche di una placca ateromasica ad alto rischio,1 ma siamo ancora lontani dal poter dire quale rischio effettivo corra uno specifico paziente. Tuttavia, diversi studi hanno mostrato che "firme" genomiche sono potenzialmente in grado di riclassificare soggetti con malattia aterosclerotica, basandosi sull’architettura molecolare nel singolo paziente.

Al Monzino, abbiamo già condotto uno studio (che sarà presto pubblicato) di confronto tra il paziente infartuato e il paziente con angina stabile con indicazione alla rivascolarizzazione. Abbiamo scoperto che, in questi pazienti, le due forme di aterosclerosi sono diverse dal punto di vista molecolare ed è possibile distinguerle. Possiamo quindi presumere che esistano, appunto, delle “firme” molecolari che caratterizzano diversi sottotipi di malattia coronarica e che, se identificate, ci permettano di prevederne le differenti evoluzioni. È anche a partire da questo razionale che è stato disegnato il Progetto “Epifania”.

L’ipotesi di lavoro è che l'identificazione di firme trascrizionali (RNA messaggeri, codificanti e/o non codificanti) circolanti possa fornire biomarcatori robusti e affidabili per la stratificazione del rischio di malattia cardiovascolare. Il progetto prevede anche lo studio di come questi modelli di espressione genica rispecchino l'estensione e la gravità della malattia: in particolare, cercheremo correlazioni tra firme molecolari e numero e tipologia delle lesioni coronariche, valutate mediante TC.

Dr. Gualtiero Colombo

L’analisi del trascrittoma sarà eseguita mediante sequenziamento di ultima generazione su acidi nucleici isolati dal sangue intero dei pazienti arruolati.