Progetto “Epifania”: alla ricerca di indicatori prognostici personalizzati

È possibile prevedere se e in quale forma si manifesterà il primo evento clinico nelle persone con aterosclerosi coronarica subclinica non ostruttiva? Genetisti, cardiologi e cardio-radiologi del Monzino sono impegnati in un importante progetto di ricerca quinquennale per trovare una risposta. [Andreini D, Colombo G, Ravagnani PM, Bartorelli A, Pepi M, Tremoli E]

Progetto Eepifania

Il progetto consiste nel ricercare, – nel sangue di persone senza precedenti eventi coronarici o rivascolarizzazioni coronariche, nelle quali la TC abbia evidenziato una malattia aterosclerotica coronarica non ostruttiva, – una o più “firme” molecolari da associare al quadro evidenziato dalla TC, per identificare quei pazienti. Lo studio, che prevede di arruolare fino a 1.000 pazienti e durerà 5 anni, si articolerà in due fasi:

  1. una prima fase permetterà di confrontare trasversalmente i dati ottenuti da ciascun paziente;
  2. la seconda fase dovrebbe permettere di eseguire a distanza di due anni un controllo sia genetico sia di imaging, un passaggio di estrema utilità per comprendere davvero quale sia il processo aterosclerotico in uno specifico malato.

Il Progetto "Epifania" è uno studio fondamentale, che può essere portato avanti solo da centri come il Monzino, dove coesistono diagnostica, ricerca di base e clinica. Al Centro Cardiologico Monzino possiamo contare sulla prossimità e la sinergia tra un imaging cardiovascolare estremamente competente, – capace di acquisire informazioni non solo sull’entità delle placche aterosclerotiche, ma anche sulle loro capacità di modificare la funzione miocardica innescando eventi acuti; – dei laboratori scientifici di base, dove ricercatori esperti stanno applicando da anni con successo quelle che oggi si chiamano ‘scienze omiche’ (in questo caso la trascrittomica) ed équipe di cardiologi interventisti all’avanguardia nella rivascolarizzazione miocardica.

Prof.ssa Elena Tremoli

Il Progetto ha le potenzialità per estendersi nel tempo, – continua Elena Tremoli: – la biobanca di campioni genetici raccolti con lo studio ci permetterà, in un prossimo futuro, non solo di conoscere le peculiarità del trascritto in rapporto alla presenza di placche ateromasiche, ma anche di individuare nuove pathway che ci potrebbero consentire di riclassificare uno specifico paziente, un passo decisivo verso la cosiddetta medicina di precisione”.

In definitiva, il Progetto “Epifania” si pone un obiettivo affascinante e ambizioso per il quale, – dicono i ricercatori e i clinici coinvolti, – vale la pena di lavorare e di investire in risorse scientifiche, cliniche ed economiche. I risultati attesi non saranno forse di per se stessi decisivi, ma rappresenteranno verosimilmente l’innesco per una serie di grandi studi su scala internazionale