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Coronavirus e cuore: quale relazione c'è?

Uno studio d’avanguardia coordinato dal Monzino sui danni cardiaci collegati a Covid-19

16 Luglio Lug 2020 0000 19 days ago
  • Maurizio Pesce

Fin dal principio della pandemia, l’infezione causata dal nuovo coronavirus SARS-CoV-2 si è dimostrata capace di causare serie conseguenze non solo a livello respiratorio ma anche cardiaco, con complicanze, come aritmie e scompenso, persistenti anche dopo la guarigione. Al momento non è chiaro se queste conseguenze siano da imputare direttamente al virus o se siano l’effetto di una serie di reazioni difensive messe in atto dall’organismo per debellare il virus. In sintesi, si sa che il virus danneggia il cuore, ma non si conoscono i meccanismi molecolari che creano questo danno, e per questo al momento non si dispone di farmaci mirati in grado di garantire una cardioprotezione più efficace.

Per meglio comprendere questi meccanismi il Centro Cardiologico Monzino, con la collaborazione dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma e dell’azienda di ricerca biomedica React4life, ha ottenuto dalla Regione Lombardia il finanziamento per un progetto di ricerca semestrale dal titolo “Effetti dell’infezione da COVID-19 sull’infiammazione e la fibrosi cardiaca. Modellizzazione in vitro: Cardio-COV”. Il progetto di ricerca farà luce sui meccanismi alla base dei danni cardiaci collegati al COVID-19, esaminando in particolare l’interazione tra il nuovo Coronavirus e le cellule stromali del cuore, un tipo cellulare coinvolto nella risposta infiammatoria e fibrotica.

Il danno di Covid-19 sul cuore

«Già nei primi dati provenienti dalla Cina a fine Febbraio si evidenziava la presenza di problemi cardiovascolari rilevanti nei pazienti colpiti da COVID-19 - spiega Maurizio Pesce (nella foto), Responsabile dell'Unità di Ricerca in Ingegneria tissutale cardiovascolare del Monzino e coordinatore del progetto-. Abbiamo quindi ipotizzato che il danno sistemico causato dall’infezione potesse colpire direttamente il cuore mediante l’interazione del virus con le cellule cardiache, oppure attraverso un meccanismo indotto dall’aumento delle citochine infiammatorie circolanti».

«Di supporto a questa ipotesi - continua Pesce - vi è l’evidenza che una delle vie più importanti con le quali il virus entra nelle cellule dell’ospite, il recettore ACE2, è presente sulle cellule stromali cardiache e che proprio queste cellule sono protagoniste nella risposta paracrino/infiammatoria alla base della fibrosi e dello scompenso cardiaco».

Sinergia tra centri di eccellenza

Partendo dall’esperienza del Monzino nell’analisi delle cellule stromali cardiache e del loro potenziale infiammatorio e fibrotico, il progetto analizzerà la riposta in vitro di tali cellule in seguito all’esposizione al SARS-CoV-2, utilizzando campioni di virus messi a disposizione dall’Istituto Nazionale Malattie infettive (INMI) “Lazzaro Spallanzani”, che è stato tra i primi al mondo ad isolare il virus SARS-CoV-2.

Una tecnologia d’avanguardia riproduce i tessuti in vitro

Lo studio si avvarrà di una tecnologia all’avanguardia, messa a punto da React4life, la tecnologia brevettata MIVO (Multi In Vitro Organ) che consente di ospitare e coltivare in condizioni fluido-dinamiche sterili, cellule, tessuti 2D o 3D, o biopsie di pazienti, riproducendo in vitro una condizione fisiologica vicina a quella reale del paziente, senza bisogno di sperimentazione su animali.

Obiettivo: terapie per proteggere il cuore dal virus

Con i modelli sperimentali messi a punto durante lo studio, sarà possibile anche studiare l’efficacia di nuovi farmaci cardioprotettivi per COVID-19 e identificare terapie utili a prevenire l’insorgenza di malattie cardiache come miocardite acuta, shock cardiogenico e infiammazione o fibrosi cardiaca, correlate all’infezione da SARS-CoV-2. «Il punto di forza dello studio Cardio-COV è che, grazie alla tecnologia e alle competenze impiegate, otterrà risultati immediatamente applicabili nel campo delle terapie farmacologiche cardioprotettive - conclude Pesce - Il che significa, in termini concreti che, anche in caso di una seconda ondata epidemica, avremo nuovi strumenti per proteggere il cuore e quindi ridurre la mortalità e i temibili effetti di COVID-19 sulla nostra salute».


Per maggiori informazioni sullo studio Cardio-COV, il comunicato stampa è disponibile qui