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Come il Monzino impiega i fondi del 5x1000

Il 5x1000 è un aiuto prezioso che permette alla ricerca sulle malattie cardiovascolari realizzata dal Monzino di continuare a progredire. La Prof.ssa Elena Tremoli, Direttore Scientifico dell'Istituto, spiega come.

23 Maggio Mag 2018 0000 6 months ago
  • Elena Tremoli

Gli stanziamenti derivanti dalla casella "Ricerca sanitaria" del 5x1000 sono interamente dedicati alla ricerca. In particolare, essendo il Monzino un istituto di ricerca non solo clinica ma anche di base, tali stanziamenti sono dedicati alla ricerca traslazionale, quella ricerca cioé che va direttamente dal laboratorio al paziente, e che consente di concretizzare nel minor tempo possibile dei risultati importanti per la cura delle patologie cardiovascolari, ancor oggi la maggior causa di disabilità e di morte in Italia e nel mondo.


COME IL MONZINO IMPIEGA I FONDI DEL 5X1000

QUALI PROGETTI DI RICERCA SONO FINANZIATI ANCHE CON IL 5X1000


Forse non tutti sanno che il garante di come il Monzino utilizza questi fondi è lo stesso Ente erogatore, cioé il Ministero della Salute, che approva i progetti da finanziare e verifica che tutti i fondi distribuiti siano utilizzati effettivamente per la ricerca. È a questo scopo che, una volta concluso un progetto finanziato con il 5x1000, l'Istituto deve inviare al Ministero un rendiconto di spesa preciso e circostanziato.

Utilizziamo questi fondi per contribuire ad acquistare materiali e macchinari necessari alla ricerca, per pagare borse di studio e stipendi a giovani ricercatori, e se possibile anche per favorire carriere di tipo didattico, sia in Italia sia all'estero, che permettano ai giovani di acquisire sempre maggiori competenze per poter portare il loro contributo a progetti importanti, nel miglior interesse della cura del paziente.

Quali Progetti di ricerca

Per fare un esempio, i fondi del 5x1000 erogati al Monzino in uno degli anni recenti sono stati utilizzati per finanziare (o co-finanziare) sei principali progetti.

Uno di questi è il Progetto "Epifania", un progetto centrale per l'Istituto, nel quale una squadra di cardio-radiologi, cardiologi emodinamisti e ricercatori in ambito di genomica e trascrittomica hanno lavorato per cercare di individuare, – mediante un approccio combinato tra TC coronarica e biomarcatori genomici, – caratteristiche radiologiche, molecolari o genomiche che consentano di identificare precocemente i soggetti con aterosclerosi subclinica a maggior rischio di sviluppare un infarto miocardico a medio-lungo termine.

Una parte di questo progetto si è conclusa, ma esso ha generato nuove ipotesi di studio, che il Monzino intende fermamente portare avanti (se avrà altri fondi dal 5x1000 o da altre donazioni) per trovare non soltanto i fattori che ci avvertono della presenza di malattia aterosclerotica, ma anche i fattori che possano proteggerci dalla malattia stessa.

Tra gli altri cinque progetti di quell'anno, uno riguardava la ricerca di biomarcatori circolanti, cioé di possibili bersagli cellulari e molecolari che possano aiutarci a stratificare i pazienti in base al rischio che hanno di sviluppare una stenosi valvolare aortica. Un altro progetto, condotto da giovani ricercatori, si è concentrato su specifiche eterogeneità riscontrate nelle piastrine circolanti nel sangue dei pazienti con malattia coronarica, per valutare i possibili meccanismi responsabili delle modificazioni del trascrittoma piastrinico e cercare così "spie" di future malattie.

È quello che facciamo quotidianamente: cercare elementi che possano permetterci di definire meglio il rischio di un paziente, per prevenire in futuro lo sviluppo di particolari malattie.