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Diabete e prevenzione cardiovascolare nei cittadini migranti in Lombardia

Un nuovo studio del "Mario Negri" evidenzia l'importanza dell’area di provenienza e della durata del soggiorno nella prevalenza della malattia e nell’accesso ai trattamenti, e sottolinea la necessità di cure più“migrant-friendly”.

26 Febbraio Feb 2018 0000 6 months ago

Il peso e la diffusione del diabete aumentino nel prossimo futuro. Si stima che nel mondo l'8,8% degli adulti tra i 20 e i 79 anni soffra di diabete. Circa il 75% vive in paesi a reddito medio-basso, come nel Medio Oriente, in Africa e nel Sud-Est asiatico.

Un recente studio di popolazione sui database sanitari italiani ha indicato che nella popolazione migrante dalle regioni dell'Africa settentrionale o sub-sahariana la prevalenza del diabete è doppia rispetto a quella dei cittadini italiani; tra chi proviene dal Sud-Est asiatico la prevalenza è cinque volte superiore.

Un nuovo studio1 – del IRCCS "Mario Negri", con la collaborazione per la Salute di Regione Lombardia, – utilizzando le banche dati sanitarie, valuta la prevalenza e la gestione del diabete tra i migranti secondo i rispettivi gruppi etnici e durata della permanenza nella regione, in relazione ai cittadini italiani.1 Allo studio ha partecipato anche il Monzino, con una consulenza del Dr. Stefano Genovese, Responsabile Unità di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie metaboliche.

In Lombardia, nel 2010, il numero totale di pazienti diabetici di età compresa tra 20 e 69 anni era pari a 215 mila (3,3%), 195 mila italiani (91,8%) e circa 20 mila di origine straniera (9,2%). I dati dello studio confermano che la prevalenza del diabete tra i migranti è generalmente superiore a quella osservata tra gli italiani, con una grande variabilità in base ai diversi gruppi etnici, con una percentuale più elevata tra i migranti dell'Asia meridionale (4,6%) e del Nord Africa (3,9%), con una prevalenza più che raddoppiata rispetto agli italiani, e un trend più elevato nei migranti residenti di lungo periodo rispetto ai residenti a breve termine.

Il trattamento farmacologico del diabete era diverso tra i migranti e gli italiani, con una minore probabilità dei primi di ricevere il trattamento con insulina. La prescrizione di trattamenti per la prevenzione cardiovascolare e gli indicatori di cura del diabete erano tutt'altro che ottimali nelle persone con diabete (compresi gli italiani, per la verità), ma i diabetici di recente immigrazione, con poche eccezioni, avevano ricevuto significativamente meno cure rispetto agli italiani, con minore probabilità di accedere a una visita specialistica presso un diabetologo e di ricevere almeno un test HbA1c all'anno. In particolare, la proporzione di pazienti diabetici italiani non testati per HbA1c in un anno era del 25%, mentre tra i migrati residenti da più tempo tale percentuale saliva al 30% e tra quelli di recente immigrazione sfiorava il 50%.

Il Europa, il numero di migranti è destinato ad aumentare ancora nei prossimi anni. È necessario quindi ampliare i diritti legali all'assistenza sanitaria, ma il nostro studio sottolinea anche che i sistemi sanitari devono diventare più “migrant-friendly”: superare le barriere linguistiche e culturali, migliorare le competenze interculturali degli operatori sanitari e delle strutture sanitarie e aumentare l'alfabetizzazione sanitaria dei migranti stessi.

Dr. Stefano Genovese, Responsabile U Diabetologia, endocrinologia e malattie metaboliche del Monzino

Reference

  1. Marzona I, Avanzini F, Tettamanti M, Vannini T, Fortino I, Bortolotti A, Merlino L, Genovese S, Roncaglioni MC. Prevalence and management of diabetes in immigrants resident in the Lombardy Region: the importance of ethnicity and duration of stay. Acta Diabetol. 2018 Jan 22. doi: 10.1007/s00592-018-1102-6. [Epub ahead of print]

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