News

Cardiotossicità da antracicline: oggi possiamo prevenirla e curarla

Pontone Cardinale

Al via un nuovo studio congiunto IEO-Monzino che si propone di valutare la fibrosi miocardica nella disfunzione ventricolare sinistra secondaria a trattamento antitumorale con antracicline, e la sua possibile correlazione con marker ematici. Per non rassegnarsi alla cardiotossicità.

8 Maggio Mag 2017 0000 5 months ago
  • Pontone 3

    Gianluca Pontone

    RESPONSABILE Unità Operativa RM cardiovascolare

    STAFF MEMBER Ecocardiografia, Unità Operativa Radiologia, Unità Operativa Scompenso, Cardiologia Clinica e Cardiologia Riabilitativa, Unità Operativa TAC cardiovascolare

  • Daniela Cardinale

Il tasso di sopravvivenza dei malati di cancro è significativamente aumentato negli ultimi 25 anni grazie agli straordinari progressi delle terapie antitumorali. Tuttavia Ma molti agenti chemioterapici – in particolare le antracicline, ancora oggi molto utilizzate – sono potenzialmente cardiotossici e possono comportare lo sviluppo di cardiomiopatie progressive e irreversibili, influenzando la qualità della vita e la prognosi dei pazienti. Si può dire, anzi, che la chemioterapia oncologica con antracicline (AIC) rientri a buon diritto tra i fattori di rischio cardiovascolare.

L’effetto cardiotossico delle antracicline è attribuibile a diversi fattori, tra i quali la generazione di radicali liberi dell’ossigeno (ROS) in grado di indurre danni a livello della membrana e del DNA del miocita, come pure di causare apoptosi. Studi precedenti hanno anche dimostrato che la cardiotossicità da antracicline è in parte mediata da un effetto sulla matrice del collagene con perdita della matrice extracellulare e aumento della fibrosi.

La manifestazione clinica più tipica di tale cardiotossicità è lo sviluppo di una disfunzione ventricolare sinistra, che col tempo può evolvere verso lo scompenso cardiaco conclamato. E proprio la presenza di fibrosi sarebbe correlata con l’irreversibilità di questa forma di cardiopatia, che viene infatti classicamente descritta come poco responsiva alla comune terapia anti-scompenso.

Lo studio, nato da una collaborazione tra IEO e Monzino, si propone di valutare il ruolo della fibrosi miocardica nella cardiotossicità da antracicline e la sua possibile rilevanza clinica e funzionale. Lo studio valuterà i livelli ematici di biomarcatori di fibrosi (ST2, galectin-3, ELF, Enhanced Liver Fibrosis) e il volume extracellulare miocardico (ECV) mediante la misurazione del T1 mapping durante cardio-risonanza in pazienti afferenti all’ambulatorio dedicato di Cardioncologia dell’Istituto Europeo di Oncologia, IEO.

Il progetto di ricerca, – la cui fase di arruolamento di 100 pazienti che abbiano sviluppato disfunzione cardiaca durante o dopo terapia antitumorale con antracicline, dovrebbe concludersi entro un anno, – è nato da un’iniziativa congiunta dell’Unità di Cardioncologia dell’Istituto Europeo di Oncologia, IEO, responsabile dr.ssa Daniela Cardinale (sperimentatore principale del progetto), e dell’Unità di RM cardiaca del Centro Cardiologico Monzino, responsabile dr. Gianluca Pontone.

Tra gli obiettivi secondari dello studio, gli autori si propongono di correlare gli indici di fibrosi alla risposta alla terapia cardiologica anti-scompenso in termini di incremento della frazione d’eiezione ventricolare sinistra e ai livelli dei biomarcatori (troponina I e BNP) già utilizzati nella diagnosi precoce e nel monitoraggio della cardiotossicità da antracicline, nonché riconosciuti indici prognostici nei pazienti con scompenso cardiaco.

Lo studio consentirà di approfondire le conoscenze sul ruolo della fibrosi miocardica nella cardiotossicità da antracicline, su nuovi possibili markers biochimici di fibrosi e sull’indicazione all’associazione alla terapia classica dello scompenso cardiaco di farmaci anti-rimodellamento sin dalle prime fasi della terapia.

Va sottolineata l’importanza dell’Unità di Cardioncologia presso l’Istituto Europeo di Oncologia, e della presenza, presso il Centro Cardiologico Monzino, di un’Unità operativa di risonanza magnetica esclusivamente dedicata allo studio e alla diagnostica cardiovascolare e alle tecniche del mapping”, commenta il dr. Gianluca Pontone.

Il mapping rappresenta oggi il mezzo più avanzato per la caratterizzazione tissutale del tessuto miocardico, a tal punto che è stata considerata una sorta di ‘biopsia in vivo’ dei tessuti. E non vi è dubbio che avrà un ruolo decisivo nell’imaging cardiaco del futuro. In questo senso, il Monzino costituisce un punto di riferimento centrale per l’imaging di risonanza dedicato alle patologie cardiovascolari.

Gianluca Pontone