Il mapping per la caratterizzazione tissutale con CRM

Ogni paziente partecipante allo studio sarà sottoposto a cardio-risonanza con T1 mapping presso il Centro Cardiologico Monzino, entro 48 ore dal prelievo ematico per la rilevazione dei biomarcatori.

Sino a oggi, le tecniche di imaging disponibili non hanno consentito una facile evidenziazione e quantificazione della fibrosi nei pazienti con disfunzione cardiaca durante o dopo terapia antitumorale con antracicline (AIC).

Infatti, la risonanza magnetica cardiaca (CMR) con “late gadolinium ehancement” (LGE), che è considerata lo standard di riferimento per la rilevazione di fibrosi miocardica, – tipicamente associato allo sviluppo della “cicatrice” fibrotica dopo infarto miocardico, ¬ è invece di infrequente riscontro nei pazienti con cardiotossicità da antracicline anche in presenza di ridotta frazione di eiezione. Ciò è probabilmente in relazione al fatto che, durante lo sviluppo di questa forma di cardiopatia, si viene a creare una fibrosi diffusa di tipo interstiziale, associata a un aumento del volume extracellulare.

Per questo motivo è stata recentemente sviluppata una tecnica di CMR in cui la misurazione del tempo di rilassamento longitudinale (T1) e la misura quantitativa del volume extracellulare miocardico, riflettono l’entità della fibrosi miocardica patologica diffusa

È su tali parametri che si basa il mapping parametrico delle proprietà di perfusione o di rilassamento magnetico del tessuto miocardico, l’ultima frontiera nel campo della caratterizzazione tissutale non invasiva, resa possibile dai recenti progressi nella tecnologia degli scanner RM e nelle tecniche di ricostruzione dell’immagine.

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