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Riparare la tricuspide senza chirurgia

Intervento pilota al Monzino

3 Dicembre Dic 2015 0000 10 years ago
  • Francesco Alamanni

Al Centro Cardiologico Monzino è stato eseguito con successo uno fra i primi interventi in Europa - e fra i primi 10 nel mondo - per la riparazione transcatetere della valvola tricuspide, nell’ambito dello studio multicentrico internazionale PREVENT (Percutaneous Treatment of Tricuspid Valve Regurgitation With the Tricinch System).

Obiettivo dello studio è valutare la fattibilità e la sicurezza dell'intervento di riparazione percutanea per chi soffre di insufficienza tricuspidale funzionale sintomatica grave. Si tratta di offrire una chance di cura in più a malati per i quali l’intervento chirurgico tradizionale può risultare rischioso. Sono infatti pazienti complessi, che presentano in genere anche malattie come disfunzione ventricolare destra o ipertensione polmonare, e che spesso hanno già subito un intervento di chirurgia valvolare.

L’intera procedura si svolge a cuore battente, senza il ricorso all’assistenza circolatoria, e senza tagli chirurgici. L’intervento è stato eseguito dal Prof. Francesco Alamanni, Direttore dell’Area Chirurgica Cardiovascolare e dal Prof. Antonio Bartorelli, Direttore dell’Area Cardiologica Interventistica, assieme al Dr. Mauro Pepi, Direttore dell’Area Imaging Cardiovascolare, e la Dr.ssa Manuela Muratori, Aiuto Referente dell’UO Scompenso, Cardiologia Clinica e Riabilitativa.

La buona riuscita di procedure di questo tipo richiede una stretta sinergia tra diverse figure professionali, possibile solo in Centri cardiologici estremamente specializzati, in cui le diverse competenze cardiologiche, rianimatorie, chirurgiche e interventistiche possano operare contemporaneamente in una sala polifunzionale.

«Con questa procedura, realizzata con successo, in particolare dal punto di vista della sicurezza – commenta il Prof. Alamanni – continua l’impegno del Centro Cardiologico Monzino nella costante ricerca della “innovazione sostenibile”. Intendo dire con questo che oggi per innovare bisogna prima di tutto ottimizzare lo standard esistente. Noi siamo la Cardiologia più grande d’Italia con 200 letti e 105 medici dedicati, oltre ai borsisti. Abbiamo sfruttato il nostro potenziale, organizzando diversamente la sala operatoria, aprendola a tutte le specialità dell’ospedale e dotandola delle tecnologie più avanzate disponibili sul mercato.  Lo sforzo organizzativo e culturale è stato enorme, ma oggi siamo pronti a realizzare qui le terapie all’avanguardia mondiale nella riduzione del trauma chirurgico per il paziente cardiovascolare».

Prof. Francesco Alamanni