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Insufficienza cardiaca congestizia: l’ultrafiltrazione continua riduce la riospedalizzazione

I risultati dello Studio CUORE

12 Febbraio Feb 2014 0000 12 years ago
  • Agostoni PG - Marenzi G.
Lo scompenso cardiaco rappresenta una delle più frequenti cause di mortalità e morbilità nei paesi occidentali e la sua prevalenza aumenta di anno in anno a causa dell'invecchiamento tendenziale della popolazione. Il sovraccarico di liquidi e la congestione ne rappresentano le caratteristiche principali e costituiscono i più importanti obiettivi di trattamento. Oltre a essere la causa dei sintomi per molti pazienti, la congestione è anche strettamente connessa con gli esiti a breve e a lungo termine.

Quale sia il trattamento migliore per il sovraccarico di liquidi nell’insufficienza cardiaca rimane questione controversa. Le linee guida cardiologiche internazionali raccomandano in prima linea i diuretici e prendono in considerazione altre terapie, quali l’ultrafiltrazione. solo come seconda linea, in caso di fallimento dei diuretici. Crescenti evidenze, tuttavia, indicano che il trattamento con ultrafiltrazione può rappresentare un metodo più rapido e fisiologico per trattare l’eccesso di liquidi rispetto alla terapia diuretica. L’ultrafiltrazione consiste nell’istituzione di un circuito extracorporeo, – con un filtro semi-permeabile, non transitabile da albumina e proteine – capace di correggere l’ipervolemia e rimuovere gli edemi. I dati di confronto tra questa metodica e la terapia medica standard per il trattamento di prima linea nei pazienti con grave insufficienza cardiaca congestizia sono, però, limitati.

Uno studio recente ha randomizzato 56 pazienti con scompenso cardiaco congestizio per ricevere rispettivamente una terapia medica standard (gruppo di controllo, n = 29) o ultrafiltrazione (gruppo UF, n = 27). L'end point primario dello studio era la riospedalizzazione per scompenso nel corso del follow-up di un 1 anno. Ora, sebbene nei 2 gruppi di pazienti la riduzione del peso al momento della dimissione sia stata simile (7.5 ± 5.5 e 7.9 ± 9.0 kg , rispettivamente, p = 0,75), è stata osservata una differenza significativa a favore dei pazienti sottoposti a ultrafiltrazione, nell’incidenza di ricoveri per insufficienza cardiaca nel corso dell'anno successivo (HR 0,14, IC 95% 0,04-0,48, P = 0.002). Il beneficio indotto dall’ultrafiltrazione è risultato associato a una più stabile funzionalità renale, a una dose invariata di furosemide e a livelli più bassi di peptide natriuretico tipo B, con una minore percentuale di decessi nel gruppo ultrafiltrazione (30 % vs 44 %; P = 0.33).

Nei pazienti con insufficienza cardiaca caratterizzata da grave sovraccarico di liquidi, dunque, il trattamento con ultrafiltrazione in prima linea consente una stabilizzazione clinica prolungata e un minor rischio di riospedalizzazione.

Marenzi G, Muratori M, Cosentino ER, Rinaldi ER, Donghi V, Milazzo V, Ferramosca E, Borghi C, Santoro A, Agostoni P. Continuous Ultrafiltration for Congestive Heart Failure: The CUORE Trial. J Card Fail. 2014 Jan;20(1):9-17.
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