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L'importanza della prevenzione dopo un evento coronarico

Studio del Monzino dimostra l’efficacia straordinaria di una prevenzione secondaria personalizzata

22 Aprile Apr 2021 0000 3 months ago

Uno studio del Centro Cardiologico Monzino, recentemente pubblicato su European Journal of Preventive Cardiology, ha dimostrato che se dopo un intervento di bypass coronarico si segue un programma di prevenzione personalizzata, è possibile ridurre del 41% la ricomparsa di problemi coronarici.

La cura dell'infarto non deve finire con la procedura di rivascolarizzazione

«Le persone con malattia coronarica hanno un rischio molto elevato di eventi cardiovascolari ricorrenti e ogni recidiva coronarica aumenta ulteriormente la probabilità di presentarne un’altra. – spiega Pablo Werba, Responsabile Unità di prevenzione Aterosclerosi del Monzino e primo autore del lavoro. – In pratica, il maggiore fattore di rischio per un evento coronarico è averne già avuto uno. Per questo motivo è importante che i pazienti siano consapevoli che la cura non finisce con la procedura di rivascolarizzazione: al contrario, i programmi di prevenzione, definita “secondaria”, devono essere particolarmente intensivi e puntare a correggere a lungo termine ognuno dei diversi fattori di rischio modificabili e a facilitare l’aderenza alle terapie.»

Lo studio del Monzino

«Nello studio – continua il dottor Werba – abbiamo analizzato la frequenza di recidiva di problemi coronarici in 1.248 soggetti trattati al Monzino con bypass aorto-coronarico. La metà di loro hanno partecipato al nostro programma di prevenzione secondaria in aggiunta alle normali visite cardiologiche periodiche. I risultati raccolti hanno dimostrato che partecipando sistematicamente e attivamente a un programma personalizzato di prevenzione secondaria, l’incidenza delle recidive coronariche nei 5 anni successivi all’intervento chirurgico di bypass si riduce del 41%

Una prevenzione secondaria personalizzata

Il programma di prevenzione secondaria del Monzino prevede il controllo dei fattori di rischio individuali, quali i livelli troppo alti di colesterolo “cattivo” LDL, diabete, sovrappeso, ipertensione e fumo di sigaretta; esami diagnostici regolari come il controllo dei lipidi, della pressione e della glicemia; una terapia farmacologica specifica a seconda dei casi, e, soprattutto, un’educazione sanitaria e un intervento motivazionale che persuada il paziente a prendersi cura della propria salute, il cosiddetto “patient empowerment”.

Monzino, pioniere della prevenzione

Il Monzino è stato pioniere in Italia a dotarsi di un’Unità dedicata alla prevenzione delle malattie cardiovascolari aterosclerotiche a 360°. Attraverso il Programma di Controllo del Rischio Cardiovascolare Globale ha coinvolto già oltre 4.500 pazienti, la maggior parte in prevenzione secondaria, sviluppando progetti di ricerca per individuare sia nuovi fattori di rischio e meccanismi coinvolti nella malattia aterosclerotica, sia modificazioni dello stile di vita e farmaci con effetti “deceleranti” della malattia cardiovascolare.


Approfondimenti:

J. P. Werba, A. Bonomi, M. Giroli, M. Amato, L. Vigo, M. Agrifoglio, F. Alamanni, L. Cavallotti, S. Kassem, M. Naliato, A. Parolari, E. Penza, G. Polvani, G. Pompilio, M. Porqueddu, M. Roberto, S. Salis, M. Zanobini, M. Amato, D. Baldassarre, F. Veglia, E. Tremoli. Long-term secondary cardiovascular prevention programme in patients subjected to coronary artery bypass surgery

Link diretto: https://doi.org/10.1093/eurjpc/zwaa060