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Morte cardiaca improvvisa: la risonanza magnetica può salvare la vita

La conferma da uno studio coordinato dal Centro Cardiologico Monzino

18 Febbraio Feb 2020 0000 one month ago
  • Andreini E TC

    Daniele Andreini

    RESPONSABILE Unità Operativa Radiologia e TAC Cardiovascolare

    STAFF MEMBER Monzino Women , Unità Operativa Ecocardiografia, Unità Operativa RM cardiovascolare, Unità Operativa Scompenso e Cardiologia Clinica

Uno studio coordinato dal Centro Cardiologico Monzino e pubblicato su JACC: Cardiovascular Imaging, rivela che un esame diagnostico come la risonanza magnetica potrebbe aiutare a riconoscere chi è a rischio di morte cardiaca improvvisa. Nel 45% dei casi infatti, evidenzia lo studio, la risonanza magnetica identifica con precisione la malattia o le anomalie all’origine di un’aritmia ventricolare maligna, che possono sfuggire alle altre tecniche di imaging.

Le aritmie all'origine delle morti cardiache improvvise nei giovani

«Le aritmie ventricolari maligne sono la causa di circa la metà delle morti cardiache improvvise, soprattutto nei giovani; solo la diagnosi precoce della malattia che causa tali aritmie permette di intervenire prima che le alterazioni del ritmo cardiaco diventino fatali - spiega Daniele Andreini, Responsabile U.O. Radiologia e TAC Cardiovascolare del Centro Cardiologico Monzino e Professore Associato dell’Università degli Studi di Milano-. Per identificare la cardiopatia che generalmente sta alla base di queste aritmie l’esame di riferimento è l'ecocardiografia, che però purtroppo non sempre rileva risultati patologici, anche in pazienti con aritmie significative accertate dal punto di vista elettrofisiologico».

Lo studio

Lo studio prospettico del Centro Cardiologico Monzino ha valutato se la risonanza magnetica fosse in grado di identificare una cardiopatia studiando 946 soggetti con aritmie gravi, per i quali l’ecografia non evidenziava patologie. Questi i risultati:

«La risonanza ha diagnosticato una cardiopatia strutturale nel 25,5% dei casi e in un altro 19,7% ha identificato anomalie in termini di volume cardiaco, funzione e cinetica della parete. La miocardite è risultata la patologia più frequente, seguita dalla cardiomiopatia aritmogena e da altre forme di cardiomiopatia. Essere in grado di rilevare queste cardiopatie - dichiara il Professor Andreini (nella foto), che ha coordinato lo studio - permette di valutare correttamente il rischio e la prognosi del paziente e dunque di selezionare chi ha indicazione per l’impianto di un defibrillatore automatico, dispositivo salvavita».

Risonanza sì, ma non a tappeto

«Lo studio - conclude Andreini - ha confermato che la risonanza dava un risultato patologico soprattutto quando l’aritmia si presentava frequente o complessa. La prescrizione della risonanza magnetica pertanto non deve essere “a tappeto”, né avvenire in modo indistinto per tutti i pazienti aritmici, al contrario: all’esame vanno indirizzate in modo mirato le persone che presentano aritmie più gravi, i dati sono chiari in questo», sottolineando come con questo lavoro sia stato aggiunto un tassello cruciale nel percorso diagnostico delle cardiopatie.

Per maggiori informazioni, vai al comunicato stampa

Link allo studio: https://doi.org/10.1016/j.jcmg.2019.04.023