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Una seconda luna di miele tra anatomia e fisiologia nella diagnosi della cardiopatia ischemica

Un editoriale di Gianluca Pontone, Area Imaging del Monzino, sul European Heart Journal

8 Febbraio Feb 2016 0000 3 years ago
  • Pontone Preferita Doctor

    Gianluca Pontone

    RESPONSABILE Unità Operativa RM cardiovascolare

    STAFF MEMBER Ecocardiografia, Unità Operativa Radiologia, Unità Operativa Scompenso, Cardiologia Clinica e Cardiologia Riabilitativa, Unità Operativa TAC cardiovascolare

Da quando, quarant'anni or sono, sono state celebrate “le nozze” tra anatomia coronarica e fisiologia – con l'evidenza che una diminuzione progressiva del diametro del lume coronarico provoca una riduzione del flusso sanguigno miocardico, – la rivascolarizzazione coronarica si è servita della valutazione visiva dell’entità della riduzione del lume coronarico mediante coronarografia invasiva, assumendo che ciò riflettesse con precisione il significato fisiologico della lesione.

Nel corso del tempo, numerosi studi avevano poi messo in crisi il rapporto tra l’anatomia e la fisiologia nella gestione della malattia coronarica. Tanto che, in più di un'occasione, sono stati approntati i “documenti per il divorzio”. A salvare il matrimonio, per così dire, è venuta la valutazione della riserva frazionale di flusso (FFR), che fornisce un metodo quantitativo per determinare il significato emodinamico delle lesioni coronariche, e che è oggi considerata il gold standard per la valutazione funzionale delle stenosi coronariche.

La metafora nuziale e le riflessioni che ne discendono sono del Dr. Gianluca Pontone, responsabile UO RM del Monzino, in un recente editoriale per il European Heart Journal,1 su un’interessante analisi post-hoc dello studio NXT (Analysis of Coronary Blood Flow Using CT Angiography: Next Steps), prima firmataria Sara Gaur dell’ospedale universitario danese di Aarhus.2 Il lavoro in questione mostra come il volume e l'estensione della placca non calcifica (soprattutto low-density) predicano l'ischemia al di là del grado di stenosi, fornendo un valore aggiunto alla FFR derivata dall'angio-CT (FFR CT) per l'identificazione delle lesioni che causano ischemia. Quest’associazione apparentemente sorprendente tra anatomia e fisiopatologia coronariche, – si legge nell’editoriale di Pontone, – è forse spiegabile con l'evidenza che lo stress ossidativo e l’infiammazione locale, derivanti dalla placca low-density, possono influenzare negativamente l'equilibrio tra vasodilatatori e vasocostrittori, che causano stenosi funzionali clinicamente rilevanti.

Lo studio di Sara Gaur et al, – continua Pontone, – rappresenta un elemento fondamentale di evidenza nella ricerca dell’anello mancante tra aterosclerosi e ischemia. Le informazioni ricavate dalla CT coronarica potranno verosimilmente ampliare il ventaglio di opzioni per ottimizzare la terapia medica, sulla base di una combinazione di anatomia, fisiologia e caratteristiche della placca, oltre ai fattori di rischio aterosclerotici sistemici, celebrando così il “matrimonio perfetto”.

In qualche modo, conclude l’editoriale di Gianluca Pontone, si può dunque dire che lo studio di Gaur et al apra l'era di una seconda “luna di miele” CT-based tra anatomia e fisiologia nella diagnosi e nel trattamento della cardiopatia ischemica.

Riferiment

  1. Pontone G. Anatomy and physiology in ischaemic heart disease: a second honeymoon? Eur Heart J. 2016 Jan 18. pii: ehv748. [Epub ahead of print] Vai all’editoriale in full text
  2. Gaur S et al. Coronary plaque quantification and fractional flow reserve by coronary computed tomography angiography identify ischaemia-causing lesions Eur Heart J. 2016 Jan 12. pii: ehv690. [Epub ahead of print] Vai all'articolo in full text