L’esperienza clinica dell’Aritmologia al XVII Congresso Nazionale SIC Sport
Una sessione dedicata alle procedure aritmologiche e ai defibrillatori impiantabili negli atleti e negli sportivi
26
Ottobre
Ott
2015
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10 years ago
Limitazione del rischio radiologico nei giovani sportivi e atleti, impatto delle procedure aritmologiche sul recupero e la ripresa dell’attività sportiva, limiti e possibilità nei portatori di dispositivi impiantabili: sono domande chiave in un settore strategico della prevenzione del rischio cardiologico in atleti e sportivi.
Nell’ambito del “XVII Congresso Nazionale SIC Sport - Salute e Benessere attraverso lo sport”, tenutosi a Cremona dall’1 al 3 ottobre, una sessione sulla diagnostica cardiologica, le procedure e i dispositivi impiantabili nell’atleta e nello sportivo, – moderata dal Prof. Claudio Tondo, Coordinatore Area Aritmologia e Responsabile Aritmologia ed Elettrofisiologia del Monzino, e dal Dr. Umberto Berrettini, SOD Cardiologia Ospedaliera e UTIC, AOU Ospedali Riuniti di Ancona, – era pensata proprio per rispondere a tali domande.
Per esempio, è possibile proteggere dall’eccessiva esposizione al rischio radiologico i giovani sportivi che necessitano di ablazione in tachicardie sopraventricolari? La Dr.ssa Michela Casella, dell’UO Aritmologia del Monzino, sulla base di un’ampia casistica maturata in anni di lavoro, risponde affermativamente, grazie alla tecnica “raggi zero”.
E quando si può ritornare all’attività dopo uno studio elettrofisiologico, un mappaggio elettro-anatomico e un’eventuale biopsia per la valutazione del substrato aritmogeno dell'atleta o dello sportivo? Qui, il Dr. Antonio Dello Russo, Aiuto referente dell’UO Aritmologia del Monzino, risponde in modo articolato che, stando all’esperienza maturata al Centro Cardiologico, la ripresa dell’attività sportiva dopo uno studio elettrofisiologico può avvenire in genere dopo quindici giorni, se lo SEF è stato realizzato in cannulazione ecoguidata della vena femorale, come pure per le aritmie sopraventricolari. In caso di ablazione con punture ecoguidate in fibrillazione atriale, l’atleta può riprendere l’attività dopo almeno tre settimane, mentre per le aritmie ventricolari è necessaria una rivalutazione a un mese dall’ablazione.
E ancora, nel portatore di defibrillatore impiantabile, l’attività sportiva è sempre preclusa oppure è possibile e a quali condizioni? Il Dr. Franco Giada, Direttore della Cardiologia Riabilitativa della USSL 13 di Mirano in Veneto, ricorda che il problema è senza dubbio abbastanza diffuso e in crescita e avverte che, se l’ICD non va certamente considerato protettivo, i rischi e i warning sono probabilmente sovrastimati. Il vero rischio è che dobbiamo aspettarci un aumento del numero degli shock anche inappropriati, e occorre programmare un follow-up e ricorrere alla telemedicina per un efficace monitoraggio remoto. E infine, un’alternativa al ICD tradizionale, cioè il defibrillatore sottocutaneo, offre o meno dei vantaggi all’atleta, in relazione ai noti fattori limitanti e alle controindicazioni? Il Dr. Helmut Klein, dell’University of Rochester, Heart Research Follow-up Program, Rochester, USA, risponde che sì, in base agli studi condotti dal 2009 e 2010, il defibrillatore sottocutaneo offre molti vantaggi, ma ha anche alcuni limiti, anche se l’incidenza degli shock inappropriati è sovrapponibile a quello degli ICD tradizionali (8-10%).
In cardiologia dello sport, lo ricordiamo, il Centro Cardiologico Monzino sta svolgendo da anni un’attività intensa – di estrema importanza per chi fa certificazione di idoneità all’attività sportiva agonistica, – offrendo servizi di secondo e di terzo livello che coinvolgono numerose specialità.
Nell’ambito del “XVII Congresso Nazionale SIC Sport - Salute e Benessere attraverso lo sport”, tenutosi a Cremona dall’1 al 3 ottobre, una sessione sulla diagnostica cardiologica, le procedure e i dispositivi impiantabili nell’atleta e nello sportivo, – moderata dal Prof. Claudio Tondo, Coordinatore Area Aritmologia e Responsabile Aritmologia ed Elettrofisiologia del Monzino, e dal Dr. Umberto Berrettini, SOD Cardiologia Ospedaliera e UTIC, AOU Ospedali Riuniti di Ancona, – era pensata proprio per rispondere a tali domande.
Per esempio, è possibile proteggere dall’eccessiva esposizione al rischio radiologico i giovani sportivi che necessitano di ablazione in tachicardie sopraventricolari? La Dr.ssa Michela Casella, dell’UO Aritmologia del Monzino, sulla base di un’ampia casistica maturata in anni di lavoro, risponde affermativamente, grazie alla tecnica “raggi zero”.
E quando si può ritornare all’attività dopo uno studio elettrofisiologico, un mappaggio elettro-anatomico e un’eventuale biopsia per la valutazione del substrato aritmogeno dell'atleta o dello sportivo? Qui, il Dr. Antonio Dello Russo, Aiuto referente dell’UO Aritmologia del Monzino, risponde in modo articolato che, stando all’esperienza maturata al Centro Cardiologico, la ripresa dell’attività sportiva dopo uno studio elettrofisiologico può avvenire in genere dopo quindici giorni, se lo SEF è stato realizzato in cannulazione ecoguidata della vena femorale, come pure per le aritmie sopraventricolari. In caso di ablazione con punture ecoguidate in fibrillazione atriale, l’atleta può riprendere l’attività dopo almeno tre settimane, mentre per le aritmie ventricolari è necessaria una rivalutazione a un mese dall’ablazione.
E ancora, nel portatore di defibrillatore impiantabile, l’attività sportiva è sempre preclusa oppure è possibile e a quali condizioni? Il Dr. Franco Giada, Direttore della Cardiologia Riabilitativa della USSL 13 di Mirano in Veneto, ricorda che il problema è senza dubbio abbastanza diffuso e in crescita e avverte che, se l’ICD non va certamente considerato protettivo, i rischi e i warning sono probabilmente sovrastimati. Il vero rischio è che dobbiamo aspettarci un aumento del numero degli shock anche inappropriati, e occorre programmare un follow-up e ricorrere alla telemedicina per un efficace monitoraggio remoto. E infine, un’alternativa al ICD tradizionale, cioè il defibrillatore sottocutaneo, offre o meno dei vantaggi all’atleta, in relazione ai noti fattori limitanti e alle controindicazioni? Il Dr. Helmut Klein, dell’University of Rochester, Heart Research Follow-up Program, Rochester, USA, risponde che sì, in base agli studi condotti dal 2009 e 2010, il defibrillatore sottocutaneo offre molti vantaggi, ma ha anche alcuni limiti, anche se l’incidenza degli shock inappropriati è sovrapponibile a quello degli ICD tradizionali (8-10%).
In cardiologia dello sport, lo ricordiamo, il Centro Cardiologico Monzino sta svolgendo da anni un’attività intensa – di estrema importanza per chi fa certificazione di idoneità all’attività sportiva agonistica, – offrendo servizi di secondo e di terzo livello che coinvolgono numerose specialità.