Alla ricerca di nuove opportunità di prevenzione e cura delle malattie del cuore e dei vasi
Quick view sulla ricerca traslazionale recente del Monzino
31
Agosto
Ago
2015
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10 years ago
Il Centro Cardiologico Monzino è dedicato alla clinica e alla ricerca scientifica cardiovascolare, e integra la ricerca clinica con la ricerca di base, trasferendo nella pratica clinica i risultati dell'attività scientifica. Oltre 160 progetti di ricerca in corso e 60 trials clinici, e più di 170 pubblicazioni su riviste scientifiche (Impact Factor 914,78): sono i numeri della ricerca targata Monzino nel 2013-2014.
Si tratta di studi, realizzati dal Monzino o comunque con la partecipazione dei suoi ricercatori, che verosimilmente potrebbero aprire la strada alla comprensione e alla scoperta di nuovi meccanismi coinvolti nell'insorgenza di diverse patologie cardiovascolari, per l’individuazione di biomarcatori di aterosclerosi la cui modulazione farmacologica possa costituire una strategia promettente per la prevenzione delle calcificazioni vascolari e valvolari, per sviluppare nuovi trattamenti capaci di ridurre l'estensione della fibrosi miocardica e di limitare le conseguenze funzionali dell’ischemia cardiaca, per lo sviluppo di molecole protettive nei confronti dei danni conseguenti all’ictus cerebrale di carattere trombotico, e così via.
Nel 2015, sui canali di comunicazione dell’Istituto riservati o rivolti ai medici, è stato dato conto di alcuni di questi lavori, con il commento degli Autori. Qui ne riproponiamo una breve sintesi.
Quick view
- L’impatto della BPCO sull'efficienza ventilatoria all’esercizio nello scompenso cardiaco
- L’importanza del tissue factor piastrinico e megacariocitario nel rischio trombotico
- Livelli plasmatici di vitamina D e outcome clinici nella sindrome coronarica acuta
- Un possibile ruolo anti-aterosclerotico legato al metabolismo della vitamina D
- Un biomarcatore affidabile di danno a carico della membrana alveolo-capillare nello scompenso cardiaco
- Mir-34a: alla ricerca di nuovi bersagli terapeutici
- L’effetto delle statine sul rischio di diabete e sul peso corporeo
- Il ruolo degli eritrociti e dell’ossido nitrico nell’omeostasi vascolare
- L’interazione osteopontina-CD44 ha un ruolo protettivo nella malattia valvolare aortica
- Ictus: riduzione del danno ischemico promossa da un antitrombotico antagonista di P2Y12
- Nuovi risultati nello studio della risposta mesenchimale all’infarto del miocardio
- Livelli di IgM anti-PC: correlazione inversa con il rischio cardiovascolare, ma solo negli uomini
- Ottimizzare il workflow dell’analisi proteomica: un’importante opportunità per la ricerca in vitro
L’impatto della BPCO sull'efficienza ventilatoria all’esercizio nello scompenso cardiaco
Da uno studio multicentrico con la partecipazione del Monzino, - il primo a mettere a confronto sistematicamente i parametri del rapporto lineare VE/VCO2 durante test incrementale al cicloergometro (VEint e slope) in un gran numero di pazienti con scompenso cardiaco, BPCO e comorbilità HF-BPCO, - un indice funzionale per valutare la compresenza di BPCO. È l’intercetta sull’asse della ventilazione (VEint) della relazione VE vs VCO2, che ha un comportamento peculiare, essendo più elevata in presenza di BPCO. Il suo incremento riflette bene la progressione del danno funzionale nella BPCO. Un suo aumento durante un test incrementale a rampa permette cioè di sospettare la presenza di BPCO.
Riferimento: Apostolo A, Laveneziana P, Palange P, Agalbato C, Molle R, Popovic D, Bussotti M, Internullo M, Sciomer S, Bonini M, Alencar MC, Godinas L, Arbex F, Garcia 8, Neder JA, Agostoni P. Int J Cardiol. 2015 Jun 15;189:134-140. Approfondisci
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Riferimento: Brambilla M, Facchinetti L, Canzano P, Rossetti L, Ferri N, Balduini A, Abbonante V, Boselli D, De Marco L, Di Minno MN, Toschi V, Corsini A, Tremoli E, Camera M. Thromb Haemost. 2015 Jun 11;114(3). Approfondisci
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Riferimento: Apostolo A, Laveneziana P, Palange P, Agalbato C, Molle R, Popovic D, Bussotti M, Internullo M, Sciomer S, Bonini M, Alencar MC, Godinas L, Arbex F, Garcia 8, Neder JA, Agostoni P. Int J Cardiol. 2015 Jun 15;189:134-140. Approfondisci
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L’importanza del tissue factor piastrinico e megacariocitario nel rischio trombotico
Recentemente pubblicati online su Thrombosis and Haemostasis i risultati di un importante lavoro che svela una novità nel "bagaglio" protrombotico delle piastrine. Lo studio evidenzia infatti che il Tissue Factor, proteina che attiva direttamente la coagulazione, è espresso durante il differenziamento dei megacariociti e trasferita a un set specifico di piastrine, dove contribuisce alla formazione del trombo. Le piastrine dunque concorrono alla formazione del trombo non solo mediante processi di aggregazione e di liberazione di sostanze vasoattive, ma anche attivando la cascata della coagulazione.Riferimento: Brambilla M, Facchinetti L, Canzano P, Rossetti L, Ferri N, Balduini A, Abbonante V, Boselli D, De Marco L, Di Minno MN, Toschi V, Corsini A, Tremoli E, Camera M. Thromb Haemost. 2015 Jun 11;114(3). Approfondisci
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Livelli plasmatici di vitamina D e outcome clinici nella sindrome coronarica acuta
Uno studio prospettico del Monzino si è posto l’obiettivo di valutare l'associazione tra livelli 25(OH)D al momento del ricovero e morbilità e mortalità intra-ospedaliera e a 1 anno in una coorte non selezionata di 814 pazienti con infarto miocardico STEMI e NSTEMI. I risultati rafforzano l'evidenza di una stretta associazione tra bassi livelli di vitamina D al momento del ricovero e peggiore prognosi, con peggiori outcome intra-ospedalieri e a 1 anno, nei pazienti con sindrome coronarica acuta. Bassi livelli di vitamina D si associano anche a un rischio significativamente più elevato di sanguinamento con necessità di trasfusione.
Riferimento: De Metrio M1, Milazzo V, Rubino M, Cabiati A, Moltrasio M, Marana I, Campodonico J, Cosentino N, Veglia F, Bonomi A, Camera M, Tremoli E, Marenzi G. Medicine (Baltimore). 2015 May;94(19):1-8. Approfondisci
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Riferimento: Strawbridge RJ, Deleskog A, McLeod O, Folkersen L, Kavousi M, Gertow K, Baldassarre D, Veglia F, Leander K, Gigante B, Kauhanen J, Rauramaa R, Smit AJ, Mannarino E, Giral P, Dehghan A, Hofman A, Franco OH, Humphries SE, Tremoli E, de Faire U, Gustafsson S, Ostensson CG, Eriksson P, Ohrvik J, Hamsten A. Diabetologia. 2014 Mar 25. Approfondisci
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Riferimento: De Metrio M1, Milazzo V, Rubino M, Cabiati A, Moltrasio M, Marana I, Campodonico J, Cosentino N, Veglia F, Bonomi A, Camera M, Tremoli E, Marenzi G. Medicine (Baltimore). 2015 May;94(19):1-8. Approfondisci
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Un possibile ruolo anti-aterosclerotico legato al metabolismo della vitamina D
Da uno studio del Monzino sulle varianti geniche di loci associati alla 25 idrossivitamina D, 25(OH)D, i suoi livelli sierici, e lo spessore intima-media carotideo (cIMT), considerato come marker surrogato di aterosclerosi subclinica e malattie cardiovascolari, la prima dimostrazione di un ruolo protettivo anti-aterosclerotico legato al metabolismo della vitamina D. Lo studio è stato il primo a utilizzare una combinazione di quei marcatori genetici e misure ripetute dei cIMT per valutare il ruolo della vitamina D nell’aterosclerosi anche in associazione al diabete.Riferimento: Strawbridge RJ, Deleskog A, McLeod O, Folkersen L, Kavousi M, Gertow K, Baldassarre D, Veglia F, Leander K, Gigante B, Kauhanen J, Rauramaa R, Smit AJ, Mannarino E, Giral P, Dehghan A, Hofman A, Franco OH, Humphries SE, Tremoli E, de Faire U, Gustafsson S, Ostensson CG, Eriksson P, Ohrvik J, Hamsten A. Diabetologia. 2014 Mar 25. Approfondisci
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Un biomarcatore affidabile di danno a carico della membrana alveolo-capillare nello scompenso cardiaco
È la forma immatura della SP-B, una delle proteine costitutive del surfattante polmonare. Lo conferma uno studio, - coordinato dal Prof. Piergiuseppe Agostoni con la Dr.ssa Cristina Banfi, responsabile dell'Unità di Proteomica del Monzino e condotto con la partecipazione dell'Università degli Studi di Milano e del Centro Cardiologico Monzino, - che ha valutato la correlazione tra la diffusione del monossido di carbonio (DLCO) e i biomarcatori plasmatici.
Riferimento: Gargiulo P, Banfi C, Ghilardi S, Magr? D, Giovannardi M, Bonomi A, Salvioni E, Battaia E, Perrone Filardi P, Tremoli E, Agostoni PG. PLoS ONE 2014;9(12):e115030. doi:10.1371/journal.pone.0115030. Approfondisci
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Riferimento: Badi I, Burba I, Ruggeri C, Zeni F, Bertolotti M, Scopece A, Pompilio G, Raucci A. Journals of Gerontology: Biological Sciences 2014;1-8. Approfondisci
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Riferimento: Swerdlow D, Tremoli E et al. Lancet. 2014 Sep 24. pii: S0140-6736(14)61183-1. doi: 10.1016/S0140-6736(14)61183-1. Approfondisci
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Riferimento: Porro B, Eligini S, Squellerio I, Tremoli E, Cavalca V. Biochem Soc Trans 2014;42:996-1000; doi:10.1042/BST20140122. Approfondisci
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Riferimento: Gargiulo P, Banfi C, Ghilardi S, Magr? D, Giovannardi M, Bonomi A, Salvioni E, Battaia E, Perrone Filardi P, Tremoli E, Agostoni PG. PLoS ONE 2014;9(12):e115030. doi:10.1371/journal.pone.0115030. Approfondisci
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Mir-34a: alla ricerca di nuovi bersagli terapeutici
Un recente studio del Monzino, – coordinato da Angela Raucci Unit of Experimental Cardio-Oncology and Cardiovascular Aging, – evidenzia il ruolo chiave di un microRNA nei processi d’invecchiamento vascolare. L’miR-34a influenza cioè l'invecchiamento vascolare e, in particolare, delle cellule muscolari lisce vascolari. Lo studio ha permesso di evidenziare per la prima volta l’up-regulation del miR34a nell’aorta isolata da modelli animali anziani.Riferimento: Badi I, Burba I, Ruggeri C, Zeni F, Bertolotti M, Scopece A, Pompilio G, Raucci A. Journals of Gerontology: Biological Sciences 2014;1-8. Approfondisci
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L’effetto delle statine sul rischio di diabete e sul peso corporeo
Uno studio internazionale, – condotto sulla base di studi clinici ed epidemiologici che hanno coinvolto un totale di 220 mila persone, e cui hanno partecipato l’Università Statale di Milano e il Centro Cardiologico Monzino, insieme all’University College di Londra e all’Università di Glasgow, – ha evidenziato come l’aumento del rischio di diabete di tipo 2 e del peso corporeo associato alle statine dipenda dallo stesso meccanismo che è alla base dell'efficacia del farmaco nella prevenzione degli eventi cardiovascolari. Tale osservazione suggerisce di associare al trattamento con statine alcuni interventi sullo stile di vita, quali il controllo del peso corporeo, l’adozione di una dieta sana e di un’adeguata attività fisica per attenuare i rischi di tipo diabete 2.Riferimento: Swerdlow D, Tremoli E et al. Lancet. 2014 Sep 24. pii: S0140-6736(14)61183-1. doi: 10.1016/S0140-6736(14)61183-1. Approfondisci
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Il ruolo degli eritrociti e dell’ossido nitrico nell’omeostasi vascolare
Gli studi in corso potranno migliorare la comprensione dei meccanismi all’origine di molte patologie CV. Una review, - leading author Viviana Cavalca, ricercatore del Centro Cardiologico Monzino e del Dipartimento di Scienze Cliniche e di Comunità dell’Università degli Studi di Milano, - fa il punto su questi aspetti, con particolare riferimento all'importanza delle alterazioni della via dell’ossido nitrico nelle patologie cardiovascolari e sulla loro correlazione con i principali fattori di rischio.Riferimento: Porro B, Eligini S, Squellerio I, Tremoli E, Cavalca V. Biochem Soc Trans 2014;42:996-1000; doi:10.1042/BST20140122. Approfondisci
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L’interazione osteopontina-CD44 ha un ruolo protettivo nella malattia valvolare aortica
In un recente studio su modelli murini, al quale hanno partecipato ricercatori del Centro Cardiologico Monzino, è stata indagata l’ipotesi che l'interazione specifica dell’osteopontina con i recettori CD44 prevenga la deposizione di calcio nelle VIC derivate da pazienti con sclerosi della valvola aortica non calcifica. Lo studio ha evidenziato che l’interazione osteopontina-CD44 protegge effettivamente le cellule interstiziali valvolari dalla deposizione di calcio. La comprensione dei meccanismi molecolari sottostanti l’attivazione delle cellule interstiziali valvolari e la deposizione del calcio in una fase asintomatica di malattia valvolare aortica calcifica, potrebbe aprire nuove prospettive per la diagnosi e l'intervento terapeutico, prima della comparsa dei sintomi, anche lievi, prima cioè che il tasso di sopravvivenza libera da eventi progressivamente si riduca.
Riferimento: Poggio P, Branchetti E, Grau JH, Lai EK, Gorman RC, Gorman III JH, Sacks MS, Bavaria JE, Ferrari G. Arterioscler Thromb Vasc Biol 2014;34:2086-2094. Approfondisci
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Un recente lavoro del Monzino ha indagato i cambiamenti di espressione del recettore P2Y12, recettore presente nelle piastrine del sangue e target di numerosi farmaci antitrombotici, in un modello di ischemia cerebrale sperimentale. Lo studio ha dimostrato che un nuovo farmaco non tienopiridinico ad attività antiaggregante piastrinica (che si lega al recettore P2Y12) protegge dall’evoluzione delle lesioni ischemiche e dalla compromissione neurologica secondaria all’evento ischemico, modulando l'attività microgliale, l’infiltrazione linfocitaria precoce e tardiva e l'espressione di mediatori dell’infiammazione. Questo effetto protettivo è mediato, almeno in parte, dall’inibizione dell’attivazione della microglia P2Y12-attivata e della chemiotassi.
Riferimento: Gelosa P, Lecca D, Fumagalli M, Wypych D, Pignieri A, Cimino M, Verderio C, Enerbäck M, Nikookhesal E, Tremoli E, Abbracchio MP, Sironi L. J Cereb Blood Flow Metab. 2014 Mar 19. doi: 10.1038/jcbfm.2014.45. Approfondisci
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Riferimento: Cosentino S, Castiglioni L, Colazzo F, Nobili E, Tremoli E, Rosa P, Abbracchio MP, Sironi L, Pesce M. J Cell Mol Med 2014; 20(10): 1-12. Approfondisci
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Riferimento: Poggio P, Branchetti E, Grau JH, Lai EK, Gorman RC, Gorman III JH, Sacks MS, Bavaria JE, Ferrari G. Arterioscler Thromb Vasc Biol 2014;34:2086-2094. Approfondisci
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Ictus: riduzione del danno ischemico promossa da un antitrombotico antagonista di P2Y12
Un recente lavoro del Monzino ha indagato i cambiamenti di espressione del recettore P2Y12, recettore presente nelle piastrine del sangue e target di numerosi farmaci antitrombotici, in un modello di ischemia cerebrale sperimentale. Lo studio ha dimostrato che un nuovo farmaco non tienopiridinico ad attività antiaggregante piastrinica (che si lega al recettore P2Y12) protegge dall’evoluzione delle lesioni ischemiche e dalla compromissione neurologica secondaria all’evento ischemico, modulando l'attività microgliale, l’infiltrazione linfocitaria precoce e tardiva e l'espressione di mediatori dell’infiammazione. Questo effetto protettivo è mediato, almeno in parte, dall’inibizione dell’attivazione della microglia P2Y12-attivata e della chemiotassi.
Riferimento: Gelosa P, Lecca D, Fumagalli M, Wypych D, Pignieri A, Cimino M, Verderio C, Enerbäck M, Nikookhesal E, Tremoli E, Abbracchio MP, Sironi L. J Cereb Blood Flow Metab. 2014 Mar 19. doi: 10.1038/jcbfm.2014.45. Approfondisci
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Nuovi risultati nello studio della risposta mesenchimale all’infarto del miocardio
Uno studio ha valutato l'espressione del recettore P2Y-like GPR17 prima e durante le fasi precoci di un’ischemia miocardica indotta sperimentalmente nel topo mediante legatura dell'arteria coronaria. Tale recettore sembra avere un ruolo importante nella risposta precoce all’ischemia. La modulazione selettiva dell’attività del GPR17 in cellule stromali cardiache potrebbe tradursi nello sviluppo di nuovi trattamenti capaci di ridurre l'estensione della fibrosi miocardica e di limitare le conseguenze funzionali dell’ischemia cardiaca.Riferimento: Cosentino S, Castiglioni L, Colazzo F, Nobili E, Tremoli E, Rosa P, Abbracchio MP, Sironi L, Pesce M. J Cell Mol Med 2014; 20(10): 1-12. Approfondisci
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Livelli di IgM anti-PC: correlazione inversa con il rischio cardiovascolare, ma solo negli uomini
Un ampio studio prospettico multicentrico europeo, lo studio "IMPROVE", ha indagato l'associazione di bassi livelli di IgM anti-fosforilcolina (anti-PC) con l'incremento dello spessore intima-media carotidea (cIMT) al basale e dopo 15 e 30 mesi, e l'incidenza di eventi cardiovascolari in un'ampia coorte di 3.711 soggetti (età tra i 54 e i 79 anni), con almeno tre fattori di rischio cardiovascolare. In una prospettiva più ampia, i risultati dello studio indicano che le IgM anti-PC potrebbero rappresentare un bersaglio molecolare per migliorare le difese immunitarie e anti-infiammatorie della parete vasale.
Riferimento: Gigante B, Baldassarre D, Tremoli E et al dell’IMPROVE Study Group. Atherosclerosis 2014;236:394-399. Approfondisci
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Riferimento: Brioschi M, Eligini S, Crisci M, Fiorelli S, Tremoli E, Colli S, Banfi C. Anal Bioanal Chem 2014. DOI 10.1007/s00216-014-7724-9. Approfondisci
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Riferimento: Gigante B, Baldassarre D, Tremoli E et al dell’IMPROVE Study Group. Atherosclerosis 2014;236:394-399. Approfondisci
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Ottimizzare il workflow dell’analisi proteomica: un’importante opportunità per la ricerca in vitro
L’analisi proteomica rappresenta un’opportunità unica per studiare lo stato e la composizione proteica dei fenotipi cellulari in una cornice temporale definita. I laboratori di ricerca del Monzino hanno messo a punto un workflow ottimizzato per delineare il profilo proteomico di un numero limitato di cellule umane eterogenee in coltura. Questo flusso di lavoro ottimizzato può fornire nuove opportunità nello studio della biologia e fisiopatologia qualora siano implicate cellule morfologicamente eterogenee, soprattutto quando altri approcci di selezione delle cellule non siano praticabili.Riferimento: Brioschi M, Eligini S, Crisci M, Fiorelli S, Tremoli E, Colli S, Banfi C. Anal Bioanal Chem 2014. DOI 10.1007/s00216-014-7724-9. Approfondisci
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