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Livelli plasmatici di vitamina D e outcome clinici nella sindrome coronarica acuta

Uno studio prospettico del Monzino sugli outcome intra-ricovero e a 1 anno in 814 pazienti con SCA

13 Luglio Lug 2015 0000 10 years ago
  • Marenzi G – Tremoli E
Il deficit di 25-idrossivitamina (25[OH]D), la principale forma circolante di vitamina D nel sangue è stata associata in modo indipendente a un aumentato rischio di sviluppare infarto miocardico e insufficienza cardiaca acuta, e sembra giocare un ruolo importante nella funzione cardiaca e nello sviluppo e nella progressione della malattia coronarica. A tutt’oggi, tuttavia, la possibile rilevanza prognostica della carenza di 25(OH)D nei pazienti con Sindrome Coronarica Acuta (SCA) è ancora scarsamente definita.

Un recente studio prospettico si è posto l’obiettivo di valutare l'associazione tra livelli 25(OH)D al momento del ricovero e morbilità e mortalità intra-ospedaliera e a 1 anno in una coorte non selezionata di 814 pazienti con infarto miocardico STEMI e NSTEMI, ricoverati all’Unità di Terapia intensiva cardiologica del Centro Cardiologico Monzino, responsabile il Dr. Giancarlo Marenzi.

"I nostri risultati rafforzano l'evidenza di una stretta associazione tra bassi livelli di vitamina D al momento del ricovero e una prognosi peggiore nei pazienti con sindrome coronarica acuta, con peggiori outcome intra-ospedalieri e a 1 anno, – commenta Giancarlo Marenzi. – Inoltre, lo studio apre la strada a ulteriori studi basati sulla supplementazione farmacologica di vitamina D in pazienti ad alto rischio SCA con grave carenza di vitamina D, al fine di migliorarne la prognosi. Se i bassi livelli di vitamina D rappresentino un indicatore o un fattore di rischio per la SCA resta invece ancora da chiarire”.

Un ulteriore dato interessante dello studio, – conclude Giancarlo Marenzi, – riguarda l'associazione tra bassi livelli di vitamina D e alcune importanti complicanze cliniche intra-ospedaliere: in particolare, abbiamo osservato che i pazienti con livelli di 25(OH)D al quartile più basso avevano un rischio significativamente più elevato di sanguinamento con necessità di trasfusione. Un'evidenza che ha un rilevante impatto negativo sulla prognosi".



Fonte:
  • De Metrio M1, Milazzo V, Rubino M, Cabiati A, Moltrasio M, Marana I, Campodonico J, Cosentino N, Veglia F, Bonomi A, Camera M, Tremoli E, Marenzi G. Vitamin D plasma levels and in-hospital and 1-year outcomes in acute coronary syndromes: a prospective study. Medicine (Baltimore). 2015 May;94(19):1-8.