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Stop ai grassi idrogenati per proteggere la salute cardiovascolare

Negli Stati Uniti sono stati messi al bando. Ma cosa sono esattamente e perché ci fanno male?

8 Luglio Lug 2015 0000 10 years ago
  • Monica Giroli

L’amministrazione Obama ha messo al bando i grassi idrogenati, presenti nella maggior parte dei cibi industriali e preconfezionati: non sono sicuri per la salute e dovranno scomparire, le industrie alimentari hanno tre anni di tempo per adeguarsi alla decisione e rimuoverli dagli alimenti. Così si è pronunciata pochi giorni fa la Food and Drug Administration (Fda), ente americano che si occupa di controllare e regolamentare i farmaci e gli alimenti. «La nostra azione dimostra l'impegno dell'agenzia per la salute del cuore di tutti gli americani», ha dichiarato Stephen Ostroff, commissario Fda. «Questa decisione dovrebbe ridurre la malattia coronarica e prevenire migliaia di attacchi cardiaci fatali ogni anno».

 

Abbiamo chiesto a Monica Giroli, biologa nutrizionista dell’Unità di Prevenzione Cardiovascolare del Centro Cardiologico di spiegarci cosa sono questi grassi, e perché ci fanno male.

«I grassi idrogenati derivano da oli vegetali sottoposti ad un processo detto di “idrogenazione”, utile a renderli più solidi, o più facilmente spalmabili.  Sono stati introdotti nell’industria alimentare al fine di ridurre l’utilizzo di grassi animali, implicati nei processi di aterosclerosi. Dei grassi infatti l’industria alimentare non può fare a meno: «sono indispensabili per dare struttura a diversi prodotti industriali, specialmente da forno, come ad esempio brioches, torte, biscotti, snack. Col tempo però alcuni studi hanno dimostrato che questi grassi, sebbene di origine vegetale, sono più pericolosi dei grassi animali, perché durante il processo di idrogenazione si formano anche i cosiddetti “acidi grassi trans”, dannosi per la salute del cuore.»

 

Quali sono i danni di questi grassi sulla salute cardiovascolare?

Numerosi, e di maggiore entità rispetto a quelli provocati dai grassi saturi di origine animale: determinano infatti un aumento dei livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto “ colesterolo cattivo”) e abbassano il colesterolo HDL (“colesterolo buono”), aumentano i trigliceridi nel sangue, favoriscono l’accumulo di grasso a livello addominale e la resistenza all’insulina (il che può favorire lo sviluppo di diabete). Alcuni studi dimostrano inoltre che, in alcune categorie di soggetti, a un elevato consumo di questi grassi è associato un aumento di mortalità per patologie cardio e cerebrovascolari.

 

La presenza dei grassi idrogenati è segnalata nelle etichette degli alimenti che acquistiamo?

Possono essere presenti nei prodotti industriali, soprattutto i cosiddetti “prodotti da forno”, come ad esempio cracker, torte, biscotti e merendine. Possono trovarsi anche in alcune creme spalmabili particolarmente grasse e negli alimenti fritti anche casalinghi. Ad ogni modo, per capire se il prodotto che stiamo acquistando contiene questi tipi di grassi è sufficiente controllare l’etichetta: nella lista degli ingredienti non deve essere presente la dicitura “grassi idrogenati” oppure “grassi trans”.

  

Dobbiamo sperare che anche le nostre agenzie regolatorie prendano una decisione simile a quella dell’Fda?

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) già dal 2010 indica che “il consumo dovrebbe essere il minore possibile, nell’ambito di una sana alimentazione” e in Europa gli organi competenti stanno lavorando per promuovere leggi che obblighino l’industria alimentare a ridurre il più possibile i grassi idrogenati dai prodotti in commercio. Comunque, in Italia e nei paesi dell’Europa occidentale la presenza di questi grassi nei prodotti industriali è già diminuita molto negli ultimi anni, mentre il consumo rimane più elevato nei paesi dell’Europa dell’est.