News

Interventi "light" per la stenosi valvolare aortica

Un’intervista al Prof. Francesco Alamanni

20 Maggio Mag 2015 0000 10 years ago
  • Francesco Alamanni

Vantaggi significativi per chi soffre di stenosi valvolare dell’aorta, grazie a protesi che non hanno bisogno di  suture e permettono di essere impiantate agevolmente con tecniche mini-invasive, limitando le possibili criticità e gli effetti collaterali connessi.

 

La stenosi aortica è il restringimento della valvola che collega il ventricolo sinistro del cuore all’aorta, l’arteria che porta il sangue ossigenato in tutto il corpo, e rappresenta la patologia valvolare più diffusa nel mondo occidentale. In passato era quasi una rarità, mentre oggi, soprattutto a causa dell’invecchiamento della popolazione, è una condizione in crescita: si stima che in Italia ne soffrano  più di 300.000  persone con più di 75 anni.

 

Per il trattamento della stenosi aortica le linee guida internazionali prevedono la sostituzione della valvola nativa con una protesi; negli ultimi anni, grazie soprattutto ai progressi tecnologici, abbiamo a disposizione protesi innovative, che non richiedono suture e possono essere inserite con approcci minimamente invasivi.

 

«Ogni anno in Italia migliaia di pazienti vengono sottoposti ad un intervento di sostituzione valvolare aortica, nonostante si tratti di una patologia ancora sottotrattata» ha dichiarato Francesco Alamanni, direttore della Cardiochirurgia 1 del Monzino. E aggiunge: «la mininvasività è di notevole aiuto perché in molti casi si tratta di malati complessi, spesso con malattie concomitanti, per cui è fondamentale trovare procedure e tecnologie efficaci con il minimo impatto sul paziente».

 

È importante sottolineare che la stenosi della valvola aortica può rimanere asintomatica a lungo, e dare i primi segnali quando ormai è troppo tardi per intervenire in modo efficace, per questo - evidenzia infine Alamanni - «è fondamentale una diagnosi raffinata e indicazioni terapeutiche tempestive».

 

Per saperne di più, GUARDA L'INTERVISTA AL PROF. ALAMANNI