“Safe Heart” per un programma di cardiochirurgia ad Haiti
La Onlus fondata da cardiochirurghi del Monzino lancia una nuova sfida per aiutare i malati cardiopatici dello sfortunato paese caraibico
4
Maggio
Mag
2015
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10 years ago
Missione esplorativa a Haiti per Maurizio Roberto, Aiuto referente UO Cardiochirurgia 1, tra i fondatori dell’Associazione Onlus “Safe Heart”, – insieme ad altri tre cardiochirurghi del Monzino, Marco Zanobini, Samer Kassem e Alberto Pilozzi Casado. – L’Associazione organizza e partecipa a progetti umanitari nei paesi quali la Siria, il Burkina Faso e Haiti ed è impegnata tra l’altro per la prevenzione e il trattamento di cardiopatie acquisite.
“La missione esplorativa, – racconta Maurizio Roberto al suo rientro, – consisteva tra l’altro nella valutazione di un ospedale idoneo a eseguire interventi di cardiochirurgia, considerato che l’incidenza di cardiopatie acquisite nell’adulto è molto alta ad Haiti. E abbiamo potuto verificare che le condizioni per realizzarlo ci sono tutte”.
“Ora ci auguriamo, – continua, – che possa venire presto un aiuto consistente perché si possa quanto prima contribuire a salvare pazienti che necessitano di un intervento chirurgico al cuore e che non avrebbero altrimenti la possibilità di riceverlo. Con “Safe Heart” siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento o informazione e per accogliere i colleghi e gli operatori interessati a unirsi a noi per offrire una speranza ai cardiopatici dei paesi in via di sviluppo”.
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Visita il sito di “Safe Heart”
“La missione esplorativa, – racconta Maurizio Roberto al suo rientro, – consisteva tra l’altro nella valutazione di un ospedale idoneo a eseguire interventi di cardiochirurgia, considerato che l’incidenza di cardiopatie acquisite nell’adulto è molto alta ad Haiti. E abbiamo potuto verificare che le condizioni per realizzarlo ci sono tutte”.
“Ora ci auguriamo, – continua, – che possa venire presto un aiuto consistente perché si possa quanto prima contribuire a salvare pazienti che necessitano di un intervento chirurgico al cuore e che non avrebbero altrimenti la possibilità di riceverlo. Con “Safe Heart” siamo a disposizione per qualsiasi chiarimento o informazione e per accogliere i colleghi e gli operatori interessati a unirsi a noi per offrire una speranza ai cardiopatici dei paesi in via di sviluppo”.
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