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Il Remote Monitoring per il miglioramento della qualità della vita del paziente con ICD

Uno studio pilota del Monzino, che sarà presentato al prossimo Ehra Europace Cardiostim 2015

13 Aprile Apr 2015 0000 11 years ago
  • M. Moro, N. Simonelli
Nonostante i defibrillatori impiantabili (ICD, implantable cardioverter defibrillator) di ultima generazione siano sempre più sicuri, la consapevolezza di esserne portatori può comportare effetti negativi sulla qualità di vita dei pazienti e potrebbe indurre o favorire complicanze psicologiche quali ansia e depressione. Ecco perché, come confermano numerosi studi si riserva un’attenzione crescente al Self Care dei pazienti, identificato oggi come possibile strategia per facilitare il recupero e contribuire in modo significativo al miglioramento del benessere dei pazienti.

Il Monitoraggio Remoto tramite modem USB consente un monitoraggio continuo delle condizioni del cuore e del funzionamento del defibrillatore al domicilio del paziente e può essere annoverato tra gli strumenti del Self Care. La sensibilità è molto alta e, di contro, l’impatto sul carico di lavoro dell’ambulatorio e sul consumo di risorse è notevolmente basso. Nella procedura, l’infermiere gioca un ruolo chiave per l’informazione/educazione dei pazienti e per il monitoraggio dello stato clinico e psicologico.

Uno studio pilota del Monzino si è proposto di descrivere gli effetti del RM a gestione infermieristica sullo stato psicologico (depressione, ansia) e sulla qualità di vita dei pazienti con ICD. A tale scopo, 30 pazienti sottoposti a impianto di ICD, insieme alle loro famiglie, sono stati istruiti sul funzionamento del modem.

Lo studio sarà presentato al Congresso Ehra Europace Cardiostim 2015, programmato a Milano per il prossimo giugno, insieme a un report generale dell’attività infermieristica del Monzino sul Remote Monitoring.

La letteratura ha già riconosciuto i benefici economici del monitoraggio in remoto (grazie alla riduzione del numero di visite di controllo programmate e non, – commenta Niccolò Simonelli, Nursing Researcher at Centro Cardiologico Monzino – Con il nostro studio, sarà possibile non solo confermare le alterazioni del ritmo cardiaco o le disfunzioni del cardiac device, ma anche apprezzare altri effetti del RM su alcuni endpoint specifici, come la qualità della vita e la presenza e/o evoluzione di depressione e ansia”.
In prospettiva, – conclude Simonelli, – il Remote Monitoring dovrebbe consentire di individuare precocemente le complicanze e gli episodi di aritmia, e dovrebbe migliorare il grado di soddisfazione dei pazienti per la qualità del servizio”.

Lo studio è stato presentato alle Evidence Based Guidelines for Nurses and Social Care Workers per lo sviluppo della eHealth.

Fonti:
  • Jaarsma T, Larsen T, Strömberg A. Int J Integr Care 2013;13:e043.
  • Ricci RP et al. Europace 2013;15, 970–977.
  • Strömberg A. Curr Heart Fail Rep 2013;10(3):270-275.
  • Thomas JM et al. Rev Med Brux 2006;27(4):S271-S273.