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Disfunzione erettile, un segnale precoce di rischio cardiovascolare

Il problema è che gli uomini non lo sanno

18 Febbraio Feb 2015 0000 11 years ago
  • Piero Montorsi

La disfunzione erettile può essere un segno precoce di rischio cardiovascolare. È questo il tema centrale su cui hanno dibattuto gli specialisti del Centro Cardiologico Monzino, in occasione dell’incontro appena concluso: “Cardiopatia coronarica, disfunzione erettile e diabete”, con responsabili scientifici Elena Tremoli e Cesare Fiorentini.

 

«I nostri studi evidenziano un chiaro legame tra disfunzione erettile (DE) e cardiopatia ischemica -dichiara il Prof. Piero Montorsi, Responsabile dell’UO Cardiologia Invasiva 2 del Monzino- e ogni paziente con disturbi della funzione erettile dovrebbe essere considerato come un potenziale paziente cardiopatico sino a prova contraria».

 

Il problema è che gli uomini non lo sanno e chi soffre di DE non parla di questo problema né al medico di famiglia né tantomeno al cardiologo, soprattutto i più giovani, impedendo quindi di identificare e ridurre il rischio di futuri eventi cardiovascolari. Per contro, il medico di famiglia o il cardiologo raramente affrontano il discorso con il paziente.

 

«La disfunzione erettile, che interessa oltre 150 milioni di persone nel mondo e più del 30% degli uomini di età compresa tra 40 e 70 anni, è presente nella stragrande maggioranza delle vasculopatie conosciute e nel 50% delle persone che soffrono di cardiopatia ischemica» – spiega Montorsi – «E ancora più evidente è la correlazione tra DE, diabete e cardiopatie: il disturbo erettile predice la malattia coronarica nei pazienti con diabete di tipo 2, e il grado di rischio cardiovascolare a cui si associa è proporzionale alla gravità e alla durata del disturbo erettile».

 

Al Centro Cardiologico Monzino agli uomini con più di 40 anni che dichiarano un’attività sessuale indicativa di una possibile disfunzione erettile, viene chiesto di compilare un questionario validato con lo scopo di confermare il problema e stimarne la durata e la gravità. Tali variabili infatti sono strettamente correlate al rischio di coronaropatia silente (maggiore è la durata della DE e la sua severità e maggiore è il rischio di coronaropatia).

«Identificare la disfunzione erettile – conclude Montorsi- rappresenta un’opportunità per prevenire un successivo evento coronarico mediante appropriati interventi sui fattori di rischio, a partire dalla revisione dei propri stili alimentari, perdita di peso, abolizione del fumo e controllo dei livelli di colesterolo».