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Riparazione transcatetere di perdite paravalvolari, per la prima volta in Italia con un nuovo device dedicato

Tre interventi eseguiti dall’Heart Team multidisciplinare del Monzino, seguiti in diretta dall’Aula Magna dell’Istituto

28 Gennaio Gen 2015 0000 11 years ago
  • Alamanni F. – Bartorelli A
Le perdite paravalvolari (paravalvular leaks-PVL) rappresentano una complicanza rara (1-5%) della sostituzione protesica delle valvole cardiache. Per la prima volta in Italia, al Centro Cardiologico Monzino sono stati eseguiti tre interventi a cuore battente con un nuovo dispositivo ideato specificamente per la riparazione transcatetere di perdite paravalvolari (rispettivamente di protesi aortiche e mitraliche), due dei quali teletrasmessi in diretta dalla sala ibrida multifunzionale all’Aula Magna dell’Istituto e seguiti da una nutrita platea di colleghi interventisti

Gli interventi, di elevata complessità tecnica, sono stati eseguiti dal Prof. Antonio Bartorelli, Direttore della Cardiologia Interventistica, e dal Prof. Francesco Alamanni, Direttore della Chirurgia Cardiovascolare, coadiuvati da un team integrato di esperti ecocardiografisti e anestesisti.

Questi interventi rappresentano una rivoluzione per molti pazienti, – commenta Antonio Bartorelli. – Nei pazienti troppo fragili e ad alto rischio per essere candidabili a un altro intervento cardochirurgico a cuore aperto, la chiusura del leak con un dispositivo impiantabile inserito per via transcatetere è infatti l’unica strada percorribile. In un passato recente, interventi analoghi sono stati eseguiti adattando dispositivi in uso per altre patologie cardiache. Invece, quello utilizzato oggi, l’OCCLUTECH-Paravalvular Leak Device (PLD), è il primo specificamente progettato a questo scopo e con marchio CEE, che ha dimostrato di aumentare significativamente le probabilità di successo della procedura”.

I nuovi device offrono certamente molti vantaggi rispetto ai precedenti, ma si tratta comunque di una metodica nella quale, oltre all'abilità dell'operatore, giocano un ruolo centrale il lavoro coordinato del gruppo di lavoro, il cosiddetto “Heart Team”, l'imaging avanzato e gli strumenti necessari a portare il device nella sede del leak. Allo stato attuale, la variabilità anatomica e di localizzazione dei difetti rende a volte difficile l'esecuzione e ancora poco prevedibili i tempi tecnici.
Nello specifico dell'imaging, va sottolineata l'importanza dell'ecocardiografia color doppler transesofagea, sia bidimensionale che tridimensionale in tempo reale (3D RT), per guidare la procedura e per fronteggiare eventuali complicanze e che risulta, inoltre, molto utile per delineare in modo preciso geometrie, forma, dimensioni e posizione dei difetti.

Con questi interventi, il Monzino è ancora una volta al centro della ricerca cardiologica interventistica per l'impiego di sempre più ampie opzioni di trattamento nel segno della minore invasività, in pazienti che (per condizione clinica o caratteristiche anatomiche) non siano eleggibili per un approccio chirurgico. “L’intervento è un ulteriore esempio di come al Monzino, – precisa Francesco Alamanni, – grazie al continuo sviluppo delle tecnologie e a un approccio effettivamente integrato tra cardiochirurghi, cardiologi, ecografisti e anestesisti, il trattamento chirurgico delle cardiopatie complesse nei pazienti ad alto rischio stia evolvendo verso una riduzione dell’invasività con sensibili vantaggi clinici. Qui cardiochirurghi e cardiologi operano insieme sempre più di frequente, con l’obiettivo di innovare i paradigmi di terapia delle malattie cardiovascolari”.

Più in generale, interventi d’avanguardia come questi confermano l'importanza del team integrato di lavoro che rappresenta un esempio di come un Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico Universitario possa contribuire alla ricerca clinica, percorrendo strade ancora poco battute, sempre nel miglior interesse del paziente.

"I rigurgiti paraprotesici sono notoriamente molto difficili da trattare, ed è importante che i casi siano selezionati in modo preciso, – conclude il Prof. Mauro Pepi, responsabile dell’Unità di Imaging Cardiovascolare del Monzino, che ha moderato l’evento live, – quelli di oggi erano i nostri primi casi e non c'è dubbio che questa e le successive esperienze ci aiuteranno ad affinare ulteriormente la tecnica".

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