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Valore prognostico della TC coronarica in pazienti con bypass coronarico

Uno studio di follow-up a lungo termine del Monzino in 771 pazienti

3 Settembre Set 2014 0000 11 years ago
  • Daniele Andreini
La TC coronarica ha dimostrato negli ultimi 5 anni, anche grazie al contributo del Centro Cardiologico Monzino che ha condotto e pubblicato i primi studi di follow-up a lungo termine, la sua utilità prognostica in pazienti non rivascolarizzati, in particolare nei pazienti diabetici.

Lo studio condotto al Cardiologico e recentemente pubblicato su JACC cardiovascular imaging mostra come la TC cardiaca possa essere uno strumento molto valido nella stratificazione prognostica anche dei pazienti precedentemente sottoposti ad intervento di bypass aortocoronarico (CABG). In particolare, lo studio ha coinvolto una popolazione di pazienti bypassati più ampia e ha seguito i malati con un follow-up lungo più del doppio rispetto agli studi precedenti.

Il dato più rilevante che emerge dallo studio, – sottolinea Daniele Andreini, primo firmatario del lavoro, – è rappresentato dalla capacità della TC di stratificare in modo efficace, sulla base dei riscontri anatomici relativi alla pervietà/malattia dei bypass ed alla presenza/assenza di stenosi a carico delle coronarie native, la probabilità del paziente bypassato di andare incontro a eventi clinici avversi come la morte cardiaca o l’infarto del miocardio o anche, più semplicemente, di necessitare in futuro di ulteriori procedure di rivascolarizzazione miocardica chirurgica o percutanea”.

Un risultato molto interessante dal punto di vista clinico riguarda anche il punteggio UCT (unprotected coronary territories), ovvero il numero di territori arteriosi coronarici che risultavano patologici alla TC (a causa dell’occlusione di un bypass o della progressione della malattia ateromasica di un vaso nativo), – aggiunge Andreini.– Lo studio ha infatti dimostrato che tale punteggio, fra tutti i parametri anatomici TC, è il più forte predittore di futuri eventi clinici cardiovascolari per il malato bypassato, restituendo grande valore al lavoro del cardiochirurgo, in quanto l’efficacia a lungo termine della precedente procedura di rivascolarizzazione chirurgica appare fondamentale nel prevenire eventi avversi al paziente”.

Fonte:
Mushtaq S*, Andreini D*, Pontone G, Bertella E, Bartorelli AL, Conte E, Baggiano A, Annoni A, Formenti A, Trabattoni D, Veglia F, Alamanni F, Fiorentini C, Pepi M. JACC Cardiovasc Imaging 2014;7(6):580-589. (*Equal contribution)
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