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Cuori artificiali: da soluzione “ponte” a destination therapy

Al Monzino è attivo da alcuni anni un team dedicato alla chirurgia delle assistenze ventricolari

25 Giugno Giu 2014 0000 11 years ago
  • Francesco Alamanni
La chirurgia dello scompenso cardiaco e, in particolare, la chirurgia delle assistenze ventricolari è un campo in continuo sviluppo ed espansione. Come è noto, questa chirurgia, che richiede un elevato livello di complessità gestionale nonché peculiari capacità chirurgiche e anestesiologiche, consente a un gruppo specifico di pazienti, affetti da forme terminali di scompenso cardiaco e fortemente limitati nelle loro attività quotidiane pur minime, di ritornare a un livello soddisfacente di capacità funzionale. Inoltre, sembra che il "cuore artificiale" possa influenzare positivamente le prospettive di vita, in termini di sopravvivenza e di qualità della vita stessa. Per tale motivo, il “cuore artificiale” è ormai sempre più impiegato come destination therapy e non come dispositivo ponte in attesa di trapianto.

Ormai è alla portata di molti Centri italiani, anche periferici, questa chirurgia prevede l'impianto sistemi artificiali che permettano di vicariare in gran parte la funzione di pompa del ventricolo sinistro. Oggi, sono disponibili diversi dispositivi atti a questo ruolo, alcuni più sperimentati e altri più innovativi, anche se con minore esperienza clinica.

Presso il Centro cardiologico Monzino, già da diversi anni è operativo un team dedicato specificamente al trattamento di questi pazienti, – commenta Francesco Alamanni, direttore del Programma di Chirurgia Cardiovascolare e responsabile di Cardiochirurgia 1 del Monzino. – Il team comprende cardiologi dello scompenso, aritmologi, anestesisti rianimatori, cardiochirurghi e cardiologi dedicati alla riabilitazione funzionale dei pazienti operati e dei pazienti affetti da scompenso cardiaco. I risultati ottenuti presso il Monzino, che prevedono l'impiego di uno dei sistemi di assistenza ventricolare sinistra (LVAD) più sperimentati nel mondo, il Jarvik, sono assolutamente incoraggianti. Per questo motivo ci attendiamo di poter trattare sempre più pazienti con questi sistemi, offrendo loro buone prospettive di durata e di qualità”.