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Le radiazioni in cardiologia: una questione di rischi e benefici

La parola al Dott. Daniele Andreini, responsabile dell’Unità operativa di Tac cardiovascolare del Monzino

5 Marzo Mar 2014 0000 12 years ago
  • Daniele Andreini
Recentemente la Società Europea di Cardiologia ha presentato un documento in cui invita medici e pazienti a non sottostimare l’impatto di radiazioni, ricordando che le sole procedure cardiologiche concorrono a circa il 40% dell’esposizione totale dei pazienti a radiazioni. Ma se da un lato l’esposizione eccessiva può aumentare il rischio di varie malattie, le radiazioni ionizzanti sono utilizzate in diverse procedure importanti per la diagnosi e la cura di patologie cardiovascolari: servono per vedere meglio il cuore e i vasi, e a volte per guidare le mani del cardiologo o del cardiochirurgo negli interventi, come ad esempio avviene nella coronarografia.
 
Compito dello specialista è proprio soppesare, per ogni singolo caso, costi e benefici tenendo sempre presente come obiettivo il benessere del paziente: per costo intendiamo il possibile rischio radiologico a cui lo si espone, mentre per beneficio l’utilità delle informazioni acquisite con l’esame diagnostico o il risultato in termini di salute raggiunto grazie alla procedura, che - non va dimenticato - serve ad allontanare un rischio elevato ed imminente.
 
E’ importante ricordare, inoltre, che la tecnologia attuale permette un considerevole risparmio di radiazioni, pari fino al 90 per cento rispetto alle apparecchiature di alcuni anni fa. Lo stesso documento della Società Europea di Cardiologia riporta, in alcuni casi, dosi ormai appartenenti al passato. Ad esempio, 15 mSv (milliSievert, l’unita di misura della dose di radiazioni erogata al paziente) per una Tac del cuore sono oggi un dato superato: i macchinari di ultima generazione di tutte le principali ditte costruttrici, ormai molto diffusi, lavorano tranquillamente sotto i 3 mSv, spesso a 1 o 1,5 mSv.
 
Un ulteriore contributo a gestire sempre meglio la valutazione tra rischi e benefici delle procedure radiologiche, è espresso infine dal documento della Società Europea di Cardiologia, che suggerisce di riportare per iscritto, oltre alle procedure effettuate - diagnostiche o terapeutiche che siano - anche la dose stimata di radiazioni ricevuta dal paziente. Documentare questo tipo di informazioni sarebbe utile non solo per i pazienti ma anche per i medici che li seguono. A maggior ragione se si parla di giovani cardiopatici, che oggi per fortuna hanno davanti a loro una lunga prospettiva di vita e probabilmente dovranno ripetere più volte esami diagnostici e interventi, e proprio per questo, in particolare se di sesso femminile, sono più suscettibili agli effetti delle radiazioni ionizzanti.
 
Per saperne di più, leggi l’articolo per intero sul sito di Fondazione Umberto Veronesi