Come limitare il rischio radiogeno in Cardiologia secondo l’ESC
Parole d’ordine: appropriatezza prescrittiva e delle procedure e completo consenso informato
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Marzo
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2014
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12 years ago
Un position document presentato di recente dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) ha ricordato che il 40% dell’esposizione complessiva a radiazioni subita da un paziente è dovuto alla cardiologia, raccomandando in pari tempo ai medici di utilizzare le preziose risorse dell’imaging in modo rigorosamente appropriato. Anche perché altri studi avevano già sottolineato che sottovalutare l’impatto delle radiazioni ionizzanti ricevute da un paziente può aumentare il rischio di sviluppare numerose patologie, prime fra tutti i tumori.
Test ed esami di medicina nucleare, – ricorda Daniele Andreini, responsabile dell’Unità di TC cardiovascolare del Monzino, – dalla PET alla SPECT alla scintigrafia e alla TC cardiaca, dalle coronarografia alle procedure di elettrofisiologia in aritmologia implicano l’esposizione a radiazioni ionizzanti, ma sono oggi indispensabili in alcune delle più importanti procedure per la diagnosi e il trattamento delle patologie cardiovascolari.
Del resto, – continua Andreini, – le moderne procedure comportano oggi dosi di radiazioni molto più basse rispetto a pochi anni fa: i macchinari di ultima generazione di tutte le principali ditte costruttrici lavorano ormai con dosi di radiazioni inferiori ai 3 mSv, o addirittura a 1-1,5 mSv, da 5 a 10 volte inferiori al passato.
L’importante è compiere scelte prescrittive e procedurali appropriate:
Riferimento: Picano E1, Vañó E, Rehani MM et al. The appropriate and justified use of medical radiation in cardiovascular imaging: a position document of the ESC Associations of Cardiovascular Imaging, Percutaneous Cardiovascular Interventions and Electrophysiology. Eur Heart J. 2014 Jan 8. [Epub ahead of print].
Test ed esami di medicina nucleare, – ricorda Daniele Andreini, responsabile dell’Unità di TC cardiovascolare del Monzino, – dalla PET alla SPECT alla scintigrafia e alla TC cardiaca, dalle coronarografia alle procedure di elettrofisiologia in aritmologia implicano l’esposizione a radiazioni ionizzanti, ma sono oggi indispensabili in alcune delle più importanti procedure per la diagnosi e il trattamento delle patologie cardiovascolari.
Del resto, – continua Andreini, – le moderne procedure comportano oggi dosi di radiazioni molto più basse rispetto a pochi anni fa: i macchinari di ultima generazione di tutte le principali ditte costruttrici lavorano ormai con dosi di radiazioni inferiori ai 3 mSv, o addirittura a 1-1,5 mSv, da 5 a 10 volte inferiori al passato.
L’importante è compiere scelte prescrittive e procedurali appropriate:
- utilizzare adeguatamente la tecnologia attuale;
- selezionare in modo appropriato i pazienti e le procedure, privilegiando ove possibile esami diagnostici a minor impatto radiogeno;
- informare correttamente il paziente e documentare le procedure effettuate, se possibile riportando per iscritto la dose stimata di radiazioni ricevuta dal paziente.
Riferimento: Picano E1, Vañó E, Rehani MM et al. The appropriate and justified use of medical radiation in cardiovascular imaging: a position document of the ESC Associations of Cardiovascular Imaging, Percutaneous Cardiovascular Interventions and Electrophysiology. Eur Heart J. 2014 Jan 8. [Epub ahead of print].