Rischio aritmie ventricolari negli sportivi che ricorrono all’efedrina come sostanza dopante
Un uso prolungato può determinare necrosi del tessuto miocardico e richiedere l’ablazione transcatetere
19
Febbraio
Feb
2014
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12 years ago
L'efedrina è un alcaloide simpaticomimetico – in passato impiegato come decongestionante nasale – che può, in alcuni casi, essere utilizzata dagli sportivi come sostanza dopante per i suoi effetti stimolanti e dimagranti. Come altre sostanze vietate dal Comitato Olimpico Internazionale, l’efedrina può provocare aritmie di ogni tipo, anche nei soggetti senza precedente cardiopatia.
Di recente, presso l'Area Aritmologia ed elettrofisiologia del Monzino, coordinata da Claudio Tondo, sono stati descritti due casi di aritmie ventricolari indotte da abuso di efedrina in atleti dediti allo sport agonistico (un ciclista e un boxeur). Una biopsia endomiocardica guidata da mappaggio elettroanatomico ha rivelato la presenza di necrosi a bande di contrazione, un danno miocardico osservato frequentemente in caso di eccesso di catecolamine. I casi indicano che l'abuso a lungo termine di efedrina può causare un danno miocardico e che tali alterazioni strutturali possono indurre la formazione di zone di conduzione lenta che favoriscono lo sviluppo di tachiaritmie ventricolari da rientro e il rischio di scatenare aritmie ventricolari durevoli.
“Si tratta di un esempio, – precisa Claudio Tondo, – della possibile comparsa di aritmie ventricolari anche a carattere minaccioso in giovani sportivi che, nel tentativo di migliorare la loro performance, assumono sostanze dopanti quali l’efedrina. Nella valutazione clinica dei soggetti giovani dediti ad attività sportiva occorre dunque indagare sempre la presenza di sostanze dopanti o stimolanti. Un uso prolungato di tali sostanze può infatti determinare necrosi del tessuto miocardico ed essere quindi responsabile di aritmie ventricolari, il cui trattamento definitivo può richiedere l’ablazione transcatetere”.
Casella M, Dello Russo A, Izzo G, Pieroni M, Andreini D, Russo E, Colombo D, Bologna F, Bolognese L, Zeppilli P, Tondo C. Ventricular arrhythmias induced by long-term use of ephedrine in two competitive athletes. Heart Vessels. 2014 Jan 4. [Epub ahead of print]
Di recente, presso l'Area Aritmologia ed elettrofisiologia del Monzino, coordinata da Claudio Tondo, sono stati descritti due casi di aritmie ventricolari indotte da abuso di efedrina in atleti dediti allo sport agonistico (un ciclista e un boxeur). Una biopsia endomiocardica guidata da mappaggio elettroanatomico ha rivelato la presenza di necrosi a bande di contrazione, un danno miocardico osservato frequentemente in caso di eccesso di catecolamine. I casi indicano che l'abuso a lungo termine di efedrina può causare un danno miocardico e che tali alterazioni strutturali possono indurre la formazione di zone di conduzione lenta che favoriscono lo sviluppo di tachiaritmie ventricolari da rientro e il rischio di scatenare aritmie ventricolari durevoli.
“Si tratta di un esempio, – precisa Claudio Tondo, – della possibile comparsa di aritmie ventricolari anche a carattere minaccioso in giovani sportivi che, nel tentativo di migliorare la loro performance, assumono sostanze dopanti quali l’efedrina. Nella valutazione clinica dei soggetti giovani dediti ad attività sportiva occorre dunque indagare sempre la presenza di sostanze dopanti o stimolanti. Un uso prolungato di tali sostanze può infatti determinare necrosi del tessuto miocardico ed essere quindi responsabile di aritmie ventricolari, il cui trattamento definitivo può richiedere l’ablazione transcatetere”.
Casella M, Dello Russo A, Izzo G, Pieroni M, Andreini D, Russo E, Colombo D, Bologna F, Bolognese L, Zeppilli P, Tondo C. Ventricular arrhythmias induced by long-term use of ephedrine in two competitive athletes. Heart Vessels. 2014 Jan 4. [Epub ahead of print]