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Al via lo studio Platform sui primi pazienti

Una Tac per valutare la salute delle coronarie

29 Gennaio Gen 2014 0000 12 years ago
  • Pontone Gianluca

Per la prima volta in Italia alcuni pazienti del Centro Cardiologico Monzino hanno potuto sperimentare, all’interno dello studio Platform, una nuova tecnologia che permette di esaminare lo stato di salute delle arterie coronarie in modo non invasivo.
Oggi l’esame standard per valutare le coronarie e diagnosticare eventuali stenosi, vale a dire i restringimenti delle arterie che impediscono al cuore di ricevere un regolare afflusso di sangue, è la coronarografia: un’indagine invasiva che prevede l'introduzione di un dispositivo miniaturizzato all’interno del vaso sanguigno, attraverso una procedura di tipo interventistico.
I partecipanti allo studio internazionale Platform, invece, da circa un mese vengono sottoposti, anziché a coronarografia, a una normale TAC coronarica, i cui esiti sono elaborati da un innovativo software in grado di rilevare non solo l’eventuale presenza di stenosi coronarica, ma anche di stimarne la gravità e, di conseguenza, dare indicazioni sulla reale necessità di intervenire mediante angioplastica e impianto di stent.
La nuova metodica è già stata approvata per uso medico, ora è iniziato il test sui malati: «Abbiamo coinvolto i pazienti con sintomi di una malattia coronarica, che non avessero già subito interventi con stent o bypass e che risultassero con un rischio cardiovascolare intermedio» - spiega il Dott. Gianluca Pontone, alla guida dell'unità di Risonanza Magnetica del Monzino e responsabile scientifico dello studio, che anticipa: «Se la tecnica che abbiamo iniziato a sperimentare si rivelasse affidabile e riproducibile, entro la fine del 2014 potremmo iniziare a introdurla nella pratica clinica. Significherebbe avere la possibilità con un solo esame non invasivo di valutare l’anatomia dei vasi del cuore e l’effettiva serietà di eventuali restringimenti, con un’esposizione di radiazioni davvero contenuta per i pazienti».
Il Monzino è il coordinatore dello studio e l'unico ospedale italiano coinvolto.

 

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