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Disattivare i meccanismi patogenici della stenosi della valvola aortica calcifica, nuovo studio del Monzino

Il recente studio mira a spiegare i cambiamenti morfologici e funzionali che si verificano nell’endotelio valvolare quando la patologia progredisce da un fenotipo sclerotico a uno stenotico

16 Novembre Nov 2022 0000 23 days ago
  • Vincenza Valerio, Donato Moschetta, Benedetta Porro, Ilaria Massaiu, Paola Songia, Angela S. Maione, Valentina Alfieri, Veronika A. Myasoedova, Marco Zanobini, Paolo Poggio

La stenosi calcifica della valvola aortica (calcific aortic valve stenosis, CAVS) è la forma più comune di malattia della valvola aortica e la sua prevalenza è in costante aumento: ne risulta affetto quasi il 3% della popolazione di età superiore ai 65 anni. L'identificazione dei fattori di rischio potrebbe facilitare lo sviluppo di strategie terapeutiche innovative, tanto più necessarie perché, a tutt’oggi, gli unici trattamenti efficaci per questa condizione sono la sostituzione chirurgica o transcatetere della valvola aortica.

Ricercare nuove opportunità di trattamento per questa patologia risulta quindi necessario. Ed è proprio in questa direzione che si incanala l’ultimo studio dell’Unità per lo Studio delle Patologie Aortiche, Valvolari e Coronariche del Monzino, diretta dal Dottor Paolo Poggio (Investigatore Principale), recentemente pubblicato sulla rivista “Antioxidants & Redox Signaling”.

Obiettivi:

Lo studio è stato progettato per testare tre principali ipotesi in sospeso. In primo luogo, per determinare se una continua emissione di specie reattive dell'ossigeno (ROS) nell’endotelio valvolare sottolinei il passaggio da un fenotipo sclerotico ad uno stenotico, portando a un accumulo di glutationilazione proteica (P-SSG), una modificazione funzionale a carico delle proteine.

Successivamente si è verificato se questa alterazione, a sua volta, possa provocare danni endoteliali, causando cambiamenti morfologici/funzionali, favorendo, in ultima analisi, la deposizione di calcio. Infine, si è valutato se la prevenzione dell'aumento dei ROS e della risposta disadattiva della P-SSG, mediante un composto tiolico esogeno, prevenga la transizione da sclerosi a stenosi e, quindi, la calcificazione delle cellule endoteliali valvolari (VEC).

Risultati e innovazione:

Lo studio rafforza l'idea che l'aumento dell'emissione di ROS nei lembi valvolari sottolinei l'involuzione della CAVS da un fenotipo sclerotico a uno stenotico, un passaggio parallelo a un analogo aumento progressivo della deposizione di P-SSG. Inoltre, i risultati attuali suggeriscono che la P-SSG, nata come sistema di compensazione per far fronte a un eccessivo carico ossidativo, favorisca il passaggio delle VEC da un fenotipo endoteliale sano ad uno danneggiato, aprendo a sua volta la strada alla deposizione di calcio. Dal punto di vista traslazionale, lo studio rivela che il composto antiossidante NAC (N-acetilcisteina) previene efficacemente la P-SSG nelle VEC e la loro successiva calcificazione.

I dati in vitro suggeriscono che è possibile disattivare questo meccanismo patogeno della CAVS, sfruttando la segnalazione endogena o composti esogeni in grado di contrastare l'emissione di specie reattive dell'ossigeno e le attività delle metalloproteinasi.

“Il nostro studio descrive la possibilità di modificare il decorso della stenosi valvolare aortica calcifica agendo su uno dei meccanismi molecolari coinvolti nella fase precoce di questa patologia debilitante.” Afferma Paolo Poggio, Responsabile dell'Unità di ricerca per lo Studio delle patologie aortiche, valvolari e coronariche del Monzino.