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Stenosi aortica asintomatica: operarsi o aspettare?

Risponde il Prof. Antonio Bartorelli sul Corriere della Sera

27 Gennaio Gen 2016 0000 4 years ago

La valvola aortica è quella delicata struttura che, aprendosi al ritmo di circa 110.000 volte nelle 24 ore, permette al cuore di pompare in circolo il sangue arterioso in una quantità che si aggira intorno ai cinque litri al minuto. Questo suo usurante lavoro può innescare nel tempo un processo di calcificazione dei lembi valvolari, causando un progressivo blocco del meccanismo di apertura. Ecco allora che si crea una stenosi. Dopo i 75 anni di età la prevalenza della malattia è del 12%, con un 3,4% di casi gravi. L’età avanzata è dunque il fattore di rischio principale della stenosi aortica, salvo in alcuni casi, relativamente rari, di un difetto congenito in cui la valvola ha soltanto due lembi invece di tre, anomalia che può causare un’usura anticipata della valvola. Si tratta tuttavia di un gruppo di persone che in genere sono sotto controllo fin dall’infanzia.

Nell’ambito dei casi classici in cui la stenosi si presenta in età avanzata, il 75% dei soggetti è sintomatico, vale a dire presenta disturbi, più o meno accentuati, che portano a intraprendere un percorso diagnostico che condurrà all’identificazione della patologia e al suo eventuale trattamento. Va precisato che una volta che la stenosi inizia a dare sintomi il rischio di mortalità a un anno può giungere fino al 50%. Un dilemma clinico è rappresentato tuttavia dal 25% dei casi in cui i pazienti hanno una stenosi critica, ma non avendo sintomi, ne sottovalutano l’importanza clinica.

Che fare dunque, e come intervenire?

Risponde il Prof. Antonio Bartorelli, responsabile della Cardiologia interventistica del Monzino, sulle pagine di Corriere Salute (articolo in allegato).


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