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Protesi addio: sostituire la valvola aortica con il tessuto del paziente

Polvani Ozaki

Al Centro Cardiologico Monzino i primi interventi in Italia eseguiti con l'innovativa tecnica

16 Marzo Mar 2016 0000 8 months ago

Al Centro Cardiologico Monzino sono stati eseguiti con successo i primi interventi in Italia per sostituire la valvola aortica degenerata utilizzando, al posto della protesi, lo stesso tessuto del paziente. L’operazione è già stata eseguita su due pazienti da Gianluca Polvani, Responsabile dell’U.O. di Cardiochirurgia II, insieme al cardiochirurgo Shigeyuki Ozaki, inventore dell’innovativa tecnica.

La nuova procedura permette di creare dal pericardio, la membrana che avvolge e protegge il cuore, tre nuovi lembi aortici che, una volta impiantati sull’anello aortico del paziente, si comportano esattamente come i lembi originari. Al termine della procedura le immagini ecocardiografiche mostrano un perfetto movimento dei nuovi lembi valvolari e la totale assenza di insufficienza aortica. Inoltre, trattandosi di tessuto del paziente, questo tipo di sostituzione valvolare non corre il rischio di scatenare eventuali reazioni immunitarie.

Nata nove anni fa in Giappone ad opera del Prof. Shigeyuki Ozaki, questa tecnica è stata eseguita fino ad oggi su oltre 1.500 pazienti e rappresenta un’enorme innovazione nel campo delle sostituzioni valvolari aortiche.

I risultati ottenuti ci dimostrano che i lembi di pericardio autologo, vale a dire appartenente al paziente stesso, hanno una durata esattamente sovrapponibile alle migliori protesi animali attualmente utilizzate. L’assenza di tessuto eterologo ci fa ipotizzare inoltre che la valvola sostituita secondo questa tecnica non andrà incontro ai consueti fenomeni degenerativi che caratterizzano le protesi valvolari.

Prof. Gianluca Polvani

Il Monzino diventerà il Centro di riferimento per la formazione dei chirurghi che vorranno sviluppare la tecnica. «Mi entusiasma, insieme al Prof. Ozaki, poter insegnare ai colleghi questa nuova procedura, che promette di rendere la sostituzione della valvola aortica non solo più efficace e più duratura, ma anche sempre meno invasiva e meno rischiosa per i pazienti», conclude Gianluca Polvani.