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Cuore e cervello: il legame si fa più stretto

Ricerca del Monzino dimostra il legame biologico tra depressione e rischio cardiovascolare

20 Gennaio Gen 2016 0000 3 years ago
  • Tremoli_Speach_2

    Elena Tremoli

  • Silvia Barbieri

Una ricerca condotta dal Centro Cardiologico Monzino e appena pubblicata sullo European Heart Journal accende i riflettori sul legame tra depressione e infarto miocardico. Lo studio condotto da Silvia Barbieri, dell’Unità di ricerca cardiocerebrovascolare dell’IRCCS milanese, in collaborazione con la Weill Cornell Medical College della Cornell University di New York, ha identificato come una particolare variazione genetica (denominata Polimorfismo BDNFVal66Met) alla base di disturbi psichiatrici come la depressione sia prevalente nei pazienti con infarto miocardico acuto.

I ricercatori hanno individuato infatti che, in un modello animale, questa stessa variazione genetica predispone a un’iper reattività piastrinica e a condizioni che favoriscono infiammazione e coagulazione: tutti elementi all’origine della trombosi arteriosa, che a sua volta può determinare sindrome coronarica acuta e infarto del miocardio.

I risultati di questo studio forniscono una potenziale risposta al perché del legame esistente tra le patologie cardiovascolari, in particolare le sindromi coronariche acute, e la depressione.

Oggi la depressione è entrata a pieno titolo tra i principali fattori di rischio di malattia cardiovascolare, al pari di ipertensione, ipercolesterolemia e diabete, solo per citarne alcuni. Noi abbiamo individuato un nuovo meccanismo che spiega questa relazione. Sulla base dei risultati delle nostre ricerche approfondiremo il potenziale ruolo della depressione e del suo controllo farmacologico nello sviluppo della malattia coronarica.

Elena Tremoli, Direttore Scientifico del Monzino

Ancora resta da chiarire se il polimorfismo BDNFVal66Met opera da solo un effetto negativo sul sistema cardiovascolare, o se agisce in relazione ad altri fattori, ma «la strada da percorrere è ora tracciata e le ricerche future ci permetteranno di fornire risposte concrete ai pazienti - conferma Elena Tremoli - Ciò che ora appare sempre più chiaro ed evidente è che alla base della depressione esistono meccanismi biologici alterati in grado di influire anche sull’attività delle piastrine del sangue e, di conseguenza, sullo sviluppo eventuale di fenomeni trombotici, responsabili degli eventi acuti cardiovascolari come l’infarto miocardico. Un’evidenza non da poco - conclude- che ci obbliga a tenere presente come cervello e cuore siano strettamente connessi, e quanto malattie come la depressione possano influenzare anche la salute del cuore».


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