Cardiac surgery and COVID-19 outbreak: operative indications for the phase 2 by the COVID-SICCH Task Force

G Ital Cardiol

23 July Jul 2020 12 days ago
  • Bonalumi G

La pandemia COVID-19 coinvolge attualmente in misura diversa tutti i continenti del mondo1. L’Italia, ed in particolare la sua area settentrionale, è stata la prima tra i paesi europei ad essere coinvolta. Un focolaio di infezione da COVID-19 è stato rilevato il 21 febbraio 2020 a partire da 16 casi confermati in Lombardia, a Codogno, in provincia di Lodi, aumentati a 60 il giorno successivo, con i primi decessi segnalati negli stessi giorni. Da allora vi è stata un’ascesa esponenziale dei contagi, dei decessi e soprattutto dei casi complicati da insufficienza respiratoria che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva per un’assistenza ventilatoria. La regione maggiormente colpita è stata la Lombardia, seguita dalle altre regioni del Nord Italia. La diffusione del virus nell’intero territorio italiano è stata rapida coinvolgendo in maniera importante alcune regioni del Centro Italia e in grado minore quelle del Sud Italia. Pertanto, data la drammatica diffusione del contagio, il governo, con un decreto ministeriale senza precedenti, ha indetto una quarantena a livello nazionale2.

Questa pandemia ha costretto il Sistema Sanitario Nazionale a riallocare le risorse delle unità di terapia intensiva, cancellando così temporaneamente tutti gli interventi chirurgici d’elezione. Tale misura si è resa necessaria al fine di recuperare altri letti di terapia intensiva, solitamente dedicati al paziente post-chirurgico, per il trattamento dei pazienti COVID-19 con insufficienza respiratoria acuta3.

In Lombardia, 4 delle 20 unità cardiochirurgiche hanno proseguito la loro attività, diventando “hub”, mentre le restanti 16 hanno interrotto l’attività per essere riconvertite in reparti COVID. Così facendo queste ultime sono divenute centri “spoke”. Tutti i casi urgenti o emergenti sono stati inviati a queste quattro cardiochirurgie, così come i casi che non potevano essere ritardati oltre i 60 giorni3. In Veneto e in altre regioni, le Unità di Cardiochirurgia sono rimaste invece attive solo per i casi urgenti.

Attualmente (29/05/2020), il numero di infetti è 46 175, con 152 844 guariti e 33 229 decessi. La curva degli infetti è in notevole discesa, dopo aver raggiunto il picco il 19 aprile 2020. Secondo le stime attuali, il numero di ricoveri in terapia intensiva per insufficienza respiratoria da COVID-19 è 475 in significativa discesa4,5.

Dal 4 maggio 2020, è scattata la “fase 2”6. Questo ha indotto le amministrazioni centrali e locali, gli ospedali e i medici a valutare le modalità più adeguate per riavviare tutte le attività che erano state chiuse o sensibilmente rallentate. È intuitivo come questa seconda fase richieda una significativa riorganizzazione delle attività. Lo scopo di questo position paper è quello di fornire indicazioni per l’attività cardiochirurgica ed in generale per le attività chirurgiche o invasive nella fase 2.

Reference

Di Mauro M, Barili F, Bonalumi G, Garatti A, Parolari A, Gerosa G. Cardiac surgery and COVID-19 outbreak: operative indications for the phase 2 by the COVID-SICCH Task Force. G Ital Cardiol 2020 Aug;21(8):589-593. doi: 10.1714/3405.33890

Go to PubMed