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Come predire gli esiti avversi nei pazienti COVID-19 con malattia cardiovascolare

La prognosi non sembra strettamente correlata alla gravità della preesistente malattia cardiovascolare, ma all’entità del coinvolgimento polmonare. Un nuovo studio guidato dal Monzino.

27 Novembre Nov 2020 0000 one month ago
  • Andreini E TC

    Daniele Andreini

    RESPONSABILE Unità Operativa Radiologia e TAC Cardiovascolare

    STAFF MEMBER Monzino Women , Unità Operativa Ecocardiografia, Unità Operativa RM cardiovascolare, Unità Operativa Scompenso e Cardiologia Clinica

La Lombardia è una regione dell'Italia settentrionale con una delle più alte prevalenze mondiali di COVID-19 associato a infezione da SARS-CoV-2. Dall'8 marzo 2020, il Centro Cardiologico Monzino è stato individuato dall’amministrazione della Sanità regionale come centro Hub per le emergenze cardiovascolari. Come è noto, un'alta percentuale di pazienti con COVID-19 presenta comorbilità. Recentemente, uno studio condotto in un altro grande centro lombardo ha mostrato che i pazienti COVID-19 ospedalizzati con malattia cardiaca concomitante hanno una prognosi più sfavorevole rispetto ai pazienti senza una storia di malattia cardiaca, con mortalità più elevata ed eventi tromboembolici più frequenti. Tuttavia, quanto la gravità della malattia cardiaca influenzi davvero la prognosi dei pazienti con polmonite COVID-19 era ancora poco chiaro.

Per questo, un nuovo studio, - guidato dal Dipartimento di Imaging Cardiovascolare del Monzino, direttore Gianluca Pontone, - ha cercato di valutare se la presenza di elevato rischio cardiovascolare (presenza di più di 2 fattori di rischio cardiovascolare), di disfunzione sistolica del ventricolo sinistro o livelli elevati di peptide natriuretico cerebrale (BNP) o di troponina ad alta sensibilità sono in grado di predire in modo indipendente l'outcome nei pazienti con malattia cardiaca nota e polmonite COVID-19. Lo studio è stato pubblicato su International Journal of Cardiology,1 primo autore Daniele Andreini, direttore dell'UO Radiologia e TC cardiovascolare.

Dal 7 marzo al 28 aprile 2020 sono stati arruolati quaranta pazienti consecutivi con cardiopatia nota, giunti al Pronto Soccorso del Monzino per sintomi di sospetto COVID-19, diagnosi di laboratorio di COVID-19 e segni tipici di polmonite virale alla TC toracica al momento della diagnosi. Tutti gli esami TC sono stati eseguiti utilizzando uno scanner TC a 256 strati. Come endpoint primario per l'analisi è stato considerato un composito di tutte le cause di morte + ventilazione invasiva + evento tromboembolico.

L'unico predittore è l'entità del coinvolgimento polmonare

In accordo con studi precedenti, i pazienti con polmonite COVID-19 valutati in questo studio presentano un'elevata mortalità e un alto tasso di complicanze maggiori quali eventi tromboembolici (15%) e malattia cardiaca (22,5%). Ma, stando ai risultati, l'unico predittore indipendente dell'endpoint composito scelto è stato l'entità dell’interessamento polmonare, espressa in percentuale di coinvolgimento del parenchima polmonare alla TC del torace (OR: 1,06; IC 95%: 1,01-1,11, P = 0,034).

Questo risultato è stato probabilmente dovuto alla gravità intrinseca dell'infiammazione polmonare, indotta dall’infezione da SARS-CoV2, e dall'elevato grado di coinvolgimento polmonare nella nostra popolazione (al ​​momento della diagnosi, il valore mediano della percentuale di parenchima polmonare interessato dalla malattia era del 15,15%). Gli Autori concludono che l'entità e il grado di coinvolgimento polmonare hanno un ruolo fondamentale nel determinare la prognosi dei pazienti, specialmente in una popolazione di pazienti con malattie cardiovascolari.

Da un punto di vista clinico, nella fase acuta del COVID-19 e in presenza di comorbilità cardiovascolari, una TC senza contrasto potrebbe essere proposta come test necessario per stratificare meglio la prognosi dei pazienti, che non sembra strettamente correlata alla gravità della preesistente malattia cardiovascolare. E anche una TC di follow-up nei pazienti guariti potrebbe essere utile, al fine di identificare possibili sequele a lungo termine di malattie polmonari estese.

Daniele Andreini

Figure in alto.
A-B (riquadri in alto) Paziente uomo di 83 anni; cardiomiopatia dilatativa post-ischemica con frazione d'eiezione del ventricolo sinistro (LVEF)=35%. Percentuale di parenchima polmonare colpito dalla malattia= 11,7%. Due settimane dopo la TC, il paziente è stato dimesso.
D-E (riquadri in basso) Paziente uomo di 62 anni; nota malattia coronarica, ma LVEF normale. Percentuale di parenchima polmonare coinvolto= 58,3%. Il paziente è deceduto due giorni dopo la TC a causa di grave insufficienza respiratoria

Riferimenti
1. Andreini D, ConteE, Mushtaq S, Gigante C, Mancini ME, Annoni A, Stefanini G, Agalbato C, Cosentino N, Pontone G, Assanelli A, Pepi M. Extent of lung involvement over severity of cardiac disease for the prediction of adverse outcome in COVID-19 patients with cardiovascular disease. Int J Cardiol. 2020 Oct 8. doi: 10.1016/j.ijcard.2020.10.006 [Epub ahead of print]