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Il ruolo dell'imaging cardiovascolare nei pazienti COVID-19 ospedalizzati per danno miocardico

Un nuovo position paper EACVI per orientare i medici nelle scelte riguardanti l’imaging cardiaco in questa difficile condizione clinica. Tra i firmatari Gianluca Pontone, Direttore del Dipartimento Imaging del Monzino.

28 Giugno Giu 2020 0000 3 months ago
  • Pontone Preferita

    Gianluca Pontone

    RESPONSABILE Unità Operativa RM cardiovascolare

    STAFF MEMBER Unità Operativa Ecocardiografia, Unità Operativa Radiologia e TAC Cardiovascolare, Unità Operativa Scompenso e Cardiologia Clinica

La pressione della pandemia da Covid-19 nel nostro paese sembra in via di attenuazione, ma i pazienti ricoverati con sintomi sono ancora numerosi e ogni giorno si registrano nuovi casi, sia pure con incremento percentuale inferiore alle fasi precedenti. Dunque, l’impatto sulle strutture sanitarie italiane, sebbene ridotto, è tuttora presente.

Nella gestione dell’emergenza COVID-19 è emersa con chiarezza la necessità di evitare inutili esami di imaging cardiaco al fine di ridurre la trasmissione del virus, di proteggere gli operatori sanitari e di conservare i dispositivi di protezione individuale. Ma, d’altra parte, è proprio nei pazienti ospedalizzati con COVID-19 che il danno miocardico costituisce una motivazione frequente per il ricorso all’imaging, in parte perché si sa che questo contribuisce a peggiorare la prognosi.

La lesione miocardica nel contesto dell’infezione da COVID-19 è generalmente definita come un aumento della troponina al di sopra del 99° percentile del limite superiore di riferimento durante il decorso della malattia. Un moderato aumento delle troponine è di frequente riscontro in pazienti COVID-19 con malattie cardiache preesistenti. E la presenza di entrambe le condizioni (malattia cardiovascolare e troponina elevata) è associata a un più alto tasso di mortalità, mentre i pazienti senza elevati livelli di troponina, anche in presenza di malattia cardiaca, hanno un rischio di mortalità più basso.

Gianluca Pontone, Direttore Dipartimento Imaging cardiovascolare del Monzino

Un aumento della concentrazione di troponina può dipendere da molte cause diverse dalla sindrome coronarica acuta e può verificarsi anche in assenza di evidenze angiografiche di malattia coronarica. Per questo, l'imaging può senz’altro fornire un supporto rilevante per decifrare il meccanismo del danno miocardico nei pazienti COVID-19. Ma per definire le indicazioni all'imaging cardiaco in questi pazienti, è necessario ricorrere a un approccio multiparametrico, poiché l'interpretazione dell'aumento della troponina richiede un'attenta integrazione con una serie di altri fattori clinici.

Un nuovo position paper della EACVI, – tra i cui firmatari figura il Dr. Gianluca Pontone, Diretatore del Dipartimento Imaging del Monzino, – orienta la decisione circa l'indicazione all’imaging cardiaco e le modalità da utilizzare, in caso di sospetto di malattia coronarica o insufficienza cardiaca, in pazienti con aritmie o sincope, nonché in pazienti asintomatici, per decifrare i meccanismi del danno miocardico e quindi migliorare la gestione del paziente.


Didascalia figura in alto: Approccio stepwise nei pazienti COVID-19 con danno miocardico e sospetta CAD. Legenda: QOL = qualità della vita; Tx = trattamento; PTP = probabilità pre-test; CVD = malattia cardiovascolare; CVRF = fattori di rischio cardiovascolare; CCTA = angio TC (adattato da Knuuti et al. Eur Heart J 2020;41:407–477).


Riferimenti
1. Cosyns B, Lochy S, Pontone G et al. The Role of Cardiovascular Imaging for Myocardial Injury in Hospitalized COVID-19 Patients. Eur Heart J Cardiovasc Imaging 2020 May 11;jeaa136. Doi: 10.1093/ehjci/jeaa136. Online ahead of print.