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L’importanza di fare rete in Cardiologia

La Rete Cardiologica Italiana, presieduta dalla Prof. Elena Tremoli, è oggi sempre più un punto di riferimento per la ricerca scientifica.

4 Novembre Nov 2019 0000 14 days ago
  • Elena Tremoli

Lo sviluppo della cardiologia clinica e interventistica e della chirurgia cardiaca e vascolare, e l'introduzione in clinica di terapie innovative, ha permesso negli ultimi anni di ottenere risultati significativi a livello di prevenzione e cura. Ma il graduale invecchiamento della popolazione pone alla Medicina sempre nuove sfide e richiede ulteriori sforzi.

La Rete Cardiologica Italiana rappresenta la risposta italiana a tali sfide. È un network istituito nel 2016 dal Ministero della Salute ed è costituito da 19 IRCCS, con l'obiettivo di agevolare e promuovere la ricerca scientifica e tecnologica e la formazione nel settore delle malattie cardiovascolari e dei relativi fattori di rischio, con l'approccio tipico della medicina traslazionale.

La professoressa Elena Tremoli, direttore scientifico del Centro Cardiologico Monzino è la coordinatrice della Rete Cardiologica Italiana.

La Rete Cardiologica Italiana, è arrivata in un momento molto importante, perché di fatto gli IRCCS sono una rete di ospedali di eccellenza unica in Europa e nel mondo. Il poter mettere a fattor comune le competenze ha come risultato un effetto scientifico moltiplicativo. Ciascuno degli IRCCS ha competenze specifiche; questo può permetterci di operare in modo molto più rapido ed efficiente e di creare maggiore innovazione.

Elena Tremoli

Con il 28% di tutti i decessi, la cardiopatia ischemica è oggi la principale causa di morte in Italia. D’altra parte, chi sopravvive a un attacco cardiaco diventa in genere un malato cronico, con importanti ripercussioni sia sulla qualità di vita sia sui costi sociali. Un'analisi condotta dal CEIS Sanità Centre for Health Economics and Management (CHEM) dell'Università Tor Vergata, indica che ogni anno in Italia si spendono circa 21 miliardi di euro per queste patologie, tra costi diretti e indiretti (perdita di produttività ed erogazione di prestazioni assistenziali e previdenziali. I farmaci dell'apparato cardiovascolare sono al primo posto con 484,2 dosi al giorno ogni mille abitanti.

A fronte di dati così preoccupanti, negli ultimi trent'anni (periodo 1980-2015), il tasso standardizzato di mortalità totale si è ridotto di oltre il 50%. Le malattie cardiovascolari sono quelle che hanno maggiormente beneficiato di questa significativa contrazione: nello stesso periodo la mortalità per malattie ischemiche del cuore si è ridotta del 63% circa e quella delle malattie cerebrovascolari del 70% circa. Questi incoraggianti risultati si devono all'importante lavoro svolto in termini di ricerca scientifica, agli studi epidemiologici condotti fin dagli anni '50, agli sforzi compiuti per l'adozione di un corretto stile di vita e all'evoluzione dei trattamenti medici e chirurgici.

Promuovere piattaforme comuni di ricerca sperimentale e clinica

La ricerca sanitaria svolge dunque una funzione essenziale e indispensabile, specie se declinata in attività multicentriche e multidisciplinari come quella, appunto, della Rete Cardiologica Italiana, che punta a favorire la realizzazione di piattaforme di ricerca sperimentale e clinica comuni, l'ottimizzazione e l'armonizzazione delle cure, la formazione specialistica, definendo nuovi percorsi curricolari.

La Rete si è organizzata in tavoli di lavoro, ‘tavoli di malattia’ dedicati alla patologia vascolare, alla cardiopatia ischemica, allo scompenso cardiaco (una delle patologie in maggiore crescita). Vi sono poi attività a carattere trasversale: per esempio, stiamo realizzando una Biobanca, che avrà due hub centrali che porranno in comunicazione i 19 IRCCS, in modo da poter mettere in comune plasma e collezioni di campioni di DNA.

Elena Tremoli

La Rete ruota attorno alla realizzazione di progetti specifici, – continua Elena Tremoli; – abbiamo attivato progetti di prevenzione, progetti di ricerca sullo scompenso cardiaco, progetti mirati alla cardiopatia ischemica e così via. In particolare, un progetto per lo studio della placca aterosclerotica coinvolge 10 istituti della Rete e affronta il problema dal punto di vista dell’individuazione di biomarcatori per identificare i pazienti con aterosclerosi coronarica, focalizzando l'attenzione su marcatori ancora non noti che potranno emergere dallo studio istologico e molecolare delle placche aterosclerotiche”.

L’ obiettivo ultimo è ridurre l'incidenza delle malattie cardiovascolari agendo anche sulla prevenzione, una prevenzione a tutto tondo che va dalla prevenzione primordiale a quella primaria, fino alla prevenzione secondaria e terziaria che coinvolga quindi anche gli Istituti di riabilitazione.

Oggi ci troviamo di fronte alla nuova sfida rappresentata dall'invecchiamento della popolazione: gli anziani sono spesso sani, ma non di rado sono invece portatori di patologie spesso plurime. Abbiamo quindi la necessità di intervenire in modo preventivo anche in ambito terziario.

Ed ecco perché la Rete cardiologica sta crescendo insieme alle altre reti esistenti [oncologica, delle neuroscienze, pediatrica, geriatrica). Nei prossimi anni avremo quindi la ‘Rete delle reti’, dove lo scambio di conoscenze e competenze sosterrà ancor più gli obiettivi futuri di una medicina sempre più di precisione, volta alla prevenzione e alla cura attraverso la scoperta di nuovi farmaci, lo studio dei meccanismi comuni alle diverse patologie.

Elena Tremoli

Note e riferimenti
1. Fonte dell’intervista: Papa E. Fare rete in cardiologia. Tecnica Ospedaliera. Milano, ottobre 2019).
2. Ministero della Salute. http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=4520&area=Ricerca%20sanitaria&menu=reti