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Come e perché eseguire un test da sforzo cardiopolmonare nei pazienti con scompenso cardiaco cronico?

17 Maggio Mag 2019 0000 2 months ago

Un corso che negli anni si è trasformato in un vero e proprio simposio.


Il test da sforzo cardiopolmonare (CPET) è probabilmente uno dei test più completi attualmente disponibili e consente una valutazione veramente “olistica” delle prestazioni del corpo umano. Fornisce infatti una valutazione globale della risposta dell'organismo all'esercizio, che coinvolge gli apparati polmonare, cardiovascolare, ematopoietico, neuropsichico e muscolo scheletrico, e che non è adeguatamente riflessa dalla valutazione funzionale dei singoli sistemi d'organo.

In pratica, il CPET costituisce una overview fisiologica dinamica non invasiva, che permette di valutare sia la risposta sub massimale all'esercizio sia quella di picco, fornendo così informazioni rilevanti per la decisione clinica. Tra le altre cose, il CPET contribuisce a migliorare la stratificazione del rischio di morte cardiaca improvvisa nella cardiomiopatia ipertrofica.1

Ciò è particolarmente importante nei pazienti con scompenso cardiaco. Questi, indipendentemente dalla frazione di eiezione ventricolare sinistra, mostrano effettivamente alterazioni in molteplici funzioni del corpo, da quella circolatoria a quella respiratoria, da quella muscolare a quella neuro-ormonale.

Ma, come scegliere un protocollo di esercizio appropriato e, cosa più importante, come interpretare e refertare i risultati ottenuti?

Per rispondere a queste domande “strategiche”, al Monzino si è tenuto il 5 e 6 maggio 2019 il tradizionale corso teorico-pratico “Il Test da Sforzo Cardiopolmonare: sempre più uno strumento clinico multidisciplinare”, diretto dal Prof. Piergiuseppe Agostoni, – coordinatore Area Cardiologia critica e Responsabile UO Scompenso, Cardiologia Clinica e Riabilitativa del Monzino, –​ e giunto ormai alla XXII edizione, con un record di ben 135 presenze.

Anche quest’anno, con un approccio metodologico quanto più pratico e al tempo stesso più esauriente ed efficiente possibile, – con l’aiuto di casi clinici concreti del Monzino, – il corso ha consentito ai molti presenti (l’Aula Magna “Cesare Bartorelli” del Monzino era in effetti gremita) di conoscere nello specifico metodologie e protocolli, indicazioni, controindicazioni e limitazioni all’uso del CPET, di imparare a descrivere la fisiologia dell'esercizio in individui normali, e la fisiologia della limitazione dell'esercizio in individui con patologie cardiache, polmonare o neuromuscolari sottostanti e, infine, di riuscire a riconoscere la causa della limitazione dell'esercizio di un paziente sulla base dei risultati di un test di esercizio cardiopolmonare.

Per chi volesse una sintesi sull’esecuzione e interpretazione del test da sforzo cardiopolmonare in pazienti con scompenso cardiaco, una nuova review pratica, – pubblicata recentemente sull'International Journal of Cardiology,2 – spiega tra l’altro come determinare i parametri da includere nella valutazione, quale sia il valore fisiologico e clinico della soglia anaerobica, e quando e perché il CPET dovrebbe essere integrato con altre misurazioni nel cosiddetto complex CPET.

Sul CPET, il Prof. Agostoni dirige un corso di addestramento pratico da marzo a dicembre al Monzino, per un numero limitato di partecipanti.


Riferimenti
1. Magrì D, et al. Heart Published Online First: January 2016; doi:10.1136/heartjnl-2015-308453.
2. Agostoni P, Dumitrescu D. How to perform and report a cardiopulmonary exercise test in patients with chronic heart failure. Int J Cardiol. 2019 Apr 18. pii: S0167-5273(19)31365-8. doi: 10.1016/j.ijcard.2019.04.053. [Epub ahead of print] Vai all'abstract