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La medicina di genere verso un riconoscimento istituzionale

Un documento redatto dagli esperti di trenta IRCCS italiani indica le priorità e le azioni per una medicina davvero personalizzata e di precisione.

10 Novembre Nov 2018 0000 11 days ago

Nel quadro di un contesto legislativo che comprende, dal 22 dicembre 2017, una legge sulla medicina di genere (il cosiddetto DDL Lorenzin), l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha ricevuto dal Ministero della Salute l’incarico di elaborare un documento/linea guida sulla Medicina di Genere nella ricerca pre-clinica e clinica. Allo scopo, ha istituito, nei mesi scorsi, un Gruppo di lavoro cui hanno partecipato autorevoli rappresentanti di trenta Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) italiani, tra cui la Responsabile del Monzino Women Heart Center, Daniela Trabattoni, che dirige anche l’UO Cardiologia interventistica III.

Il Gruppo ha ora completato il suo lavoro e ha trasmesso il documento all’ISS, che lo porrà all’attenzione del Ministero. Nel documento sono individuati alcuni obiettivi prioritari e le azioni da compiere per raggiungerli, in modo da affermare una pratica orientata al genere in tutti gli ambiti della Medicina, dalla ricerca alla clinica e alla prevenzione.

La medicina di genere è una necessaria e doverosa dimensione interdisciplinare della Medicina, che studia l’influenza del sesso e del genere su fisiologia, fisiopatologia e patologia umana, vale a dire su come si instaurano le malattie, quali sono i sintomi, e come si fa prevenzione, diagnosi e terapia negli uomini e nelle donne.

In Italia, la medicina di genere nasce dall’urgente necessità di una medicina personalizzata, che intrecci l’aspetto biologico con quello psicologico-sociale, in tutti gli ambiti della ricerca scientifica, da quella umanistica a quella pre-clinica, dalla ricerca clinica alla comunicazione e informazione sia interna alla comunità medico-scientifica sia rivolta al pubblico. Obiettivo: rivalutare l'approccio medico-scientifico in un’ottica di genere, per migliorare non solo le conoscenze sui diversi aspetti alla base delle differenze di genere, ma anche l'adeguatezza dell'intervento sulla salute.

Tra le aree tematiche da cui si evince l’importanza del genere come determinante della salute, per non citarne che alcune, vi è la risposta alla terapia e gli effetti collaterali, le malattie autoimmuni, l’infezione da HIV, le patologie neuropsichiatriche, quelle metaboliche, i tumori e, naturalmente, le malattie cardio-cerebro vascolari.

Fino a oggi, la consapevolezza del rischio cardiovascolare nelle donne è stata infatti globalmente insufficiente, e le donne sono state scarsamente incluse negli studi clinici relativi alle patologie cardiache. Inoltre, sebbene in entrambi i sessi le manifestazioni di patologia siano simili, non i meccanismi fisiopatologici specifici nella donna non sono ancora stati compresi. E le stesse terapie, sebbene le malattie cardiache siano più spesso fatali nelle donne rispetto agli uomini, finora si sono basato sui risultati di una ricerca medica e farmacologica svolta quasi esclusivamente su soggetti di sesso maschile.

In molti Centri, – come il Monzino, che ha avviato ormai da oltre un anno Monzino Women – si è ormai consapevoli della necessità della medicina di genere. Che non vuol dire medicina applicata alla donna, ma studio delle differenze biologiche e di risposta biochimica ai trattamenti, ai farmaci, delle differenze nella manifestazione ed espressione delle diverse malattie.

L’importanza del documento elaborato dai colleghi degli IRCSS sta prima di tutto nell’aver preso coscienza insieme dell’importanza della medicina di genere e di aver indicato le priorità per applicarla nella ricerca e nello svolgimento dell’attività clinica quotidiana. È un passo preliminare per affermare la medicina di precisione, che consiste non più nell’approccio alla singola patologia, ma nel considerare lo specifico paziente, tenendo conto non solo della sua età, ma anche del suo sesso, delle sue condizioni socio-economiche, del lavoro che fa, delle sue condizioni psicologiche e familiari.

Daniela Trabattoni