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Le ragioni del cuore e quelle della mente. Alla Milano Heart Week

I meccanismi alla base del legame tra mente e cuore, tra depressione e stress e malattie cardiovascolari, sono un “trampolino” per la prevenzione di precisione.

1 Ottobre Ott 2018 0000 20 days ago
  • Elena Tremoli, Barbara Cossetto

27 settembre 2018. Nell’antichità, si diceva che il pensiero avesse sede nel cuore. Perfino ai giorni nostri, per esempio nella lingua francese, per dire: imparare a memoria si dice “apprendre par coeur”, vale a dire imparare con il cuore. Oggi, il rapporto cuore-cervello sta diventando sempre più importante per la Cardiologia, anche nel determinare il destino del paziente cardiopatico. E, d’altra parte, l’incidenza a livello mondiale dei disturbi dell’umore è in continuo aumento: nell’ultimo quarto di secolo (tra il 1990 e il 2013) essa è aumentata di circa il 50%, passando da 416 milioni a 615 milioni di casi e pesando sull’economia globale per poco meno di 900 miliardi di euro all’anno.

Il Prof. Giulio Pompilio, vice Direttore scientifico del Monzino

Disturbi e alterazioni a livello della mente (ansia, panico, depressione, stress) possono indurre un aumento del rischio cardiovascolare da 2 a 5 volte. Addirittura di più dei fattori di rischio classici, come l’ipercolesterolemia o il fumo. Questo rapporto costituisce dunque un oggetto di ricerco molto rilevante per il Monzino.

Per parlarne al grande pubblico e per diffondere il concetto che una prevenzione efficace deve necessariamente tener conto di questo rapporto (che ovviamente è diverso in ciascuna persona), ricercatori e clinici dell’Istituto si sono ritrovati al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, per la “Notte dei ricercatori”, nell’ambito della Prima edizione della Milano Heart Week. Vi hanno partecipato, – moderati da Luigi Ripamonti, Responsabile sezione Salute del Corriere della Sera, – Giulio Pompilio, vicedirettore scientifico, Silvia Stella Barbieri dell’Unità di ricerca cardiocerebrovascolare, Daniela Trabattoni Responsabile Monzino Women Center e della III UO Cardiologia Interventistica, e Gabriella Pravettoni, Direttore Psiconcologia Istituto Europeo di Oncologia IRCCS.

Un’associazione tra cervello (a livello della sfera emotiva) e cuore è ormai ben documentata nella pratica clinica. Nei dodici mesi successivi a un grave stress emotivo (come la perdita di un partner), la probabilità di soffrire di fibrillazione atriale aumenta di oltre il 40%. In altri soggetti, perlopiù donne, a seguito di un evento doloroso o di uno stress cronico, si produce una deformazione del ventricolo sinistro con sintomi simili a quelli dell'infarto: è la sindrome di Takotsubo o cardiomiopatia da stress.

Massimo Mapelli e Vera Vigorelli con il device indossabile per il monitoraggio cardiorespiratorio

Nel corso dell'evento su mente e cuore, al Museo della Scienza e della Tecnica, il legame cuore-cervello è stato non soltanto descritto, ma anche dimostraro empiricamente, utilizzando una speciale maglietta per il monitoraggio cardiorespiratorio (L.I.F.E.), in uso presso l'UO Scompenso, Cardiologia clinica e riabilitativa del Monzino.

Ma perché questi drammatici effetti si manifestano in alcuni e non in altri? Come possiamo individuare le persone più esposte per aiutarle a prevenire danni cardiovascolari?

La ricerca sperimentale e clinica è al lavoro per dare risposta a tali domande nella direzione della prevenzione cardiovascolare di precisione, con l'obiettivo ultimo di permetterci di impostare una vera strategia preventiva personalizzata. In attesa dei risultati, però, che cosa è possibile fare (e che cosa dunque sarebbe bene consigliare ai propri pazienti)?

La risposta: far leva proprio sull’indissolubile legame tra mente e cuore, volgendolo in positivo, cercando di assumere un atteggiamento positivo verso la vita e verso l’Altro. In altre parole: dobbiamo cercare di utilizzare il ridere e il buonumore quasi come se si trattasse di una terapia. Perché ridere compensa l’impatto negativo dello stress sull’endotelio. Un’allegra risata, come quella provocata dalla visione di un film comico, aumenta la vasodilatazione flusso-mediata (FMD) e l’elasticità della parete delle arterie, esercitando così effetti benefici sulla salute vascolare. Il buonumore, d’altra parte, è risultato protettivo nei confronti di accidenti cardiovascolari a 10 anni, probabilmente grazie a miglioramenti nelle abitudini e stili di vita, a cominciare dal sonno e dalla cessazione del fumo.

Riferimenti

1. Hayashi K, Kawachi , Ohira T, Kondo K, Shirai K, Kondo N. Laughter is the Best Medicine? A Cross-Sectional. Study of Cardiovascular Disease Among Older Japanese Adults. J Epidemiol. 2016 Oct 5;26(10):546-552.

2. Miller M. The Effect of Mirthful Laughter on the Human Cardiovascular System. Med Hypotheses. 2009 November ; 73(5): 636.

3. Davidson KW, Mostofsky E, Whang W. Don't worry, be happy: positive affect and reduced 10-year incident coronary heart disease: the Canadian Nova Scotia Health Survey. Eur Heart J 2010;31(9):1065-1070.


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