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Arresto cardiaco in ospedale: il pericolo viene dalla notte e dal fine settimana

La sopravvivenza dopo un arresto in ospedale rimane significativamente più bassa se l’evento si verifica nelle ore notturne o nei week-end, anche se il trend degli ultimi anni sembra in miglioramento.

5 Febbraio Feb 2018 0000 4 months ago

L’andamento temporale del tasso di sopravvivenza dopo un episodio di arresto cardiaco intraospedaliero (IHCA, in-hospital cardiac arrest) appare in costante miglioramento. Tuttavia, i risultati di uno studio recentemente pubblicato sul Journal of American College of Cardiology (JACC),1 evidenziano che per i pazienti nei quali l'IHCA si è verificato durante la notte o nel fine settimana, il tasso di sopravvivenza continua a essere peggiore rispetto a quello dei pazienti che hanno avuto un IHCA durante le ore diurne dei giorni feriali.

La popolazione studiata era costituita da oltre 151 mila pazienti, di età ≥18 anni, che nell’arco temporale tra il 2000 e il 2014, avevano subito un IHCA; di questi, il 52% aveva avuto l’episodio durante le ore notturne o del fine settimana. Complessivamente, il 62,4% dei pazienti era stato rianimato con successo (ripristino di segni vitali persistenti per almeno 20 minuti successivamente alla rianimazione cardiopolmonare), – come riporta il Dr. Uchenna Ofoma di Geisinger Health System, Danville, Pennsylvania (USA), principale autore dello studio, – e il 18,6% dei pazienti era stato dimesso vivo dall’ospedale.

Il progressivo incremento, osservato negli anni, del tasso di rianimazione efficace per i pazienti rianimati nelle ore notturne o del fine settimana, ha consentito di ridurre il “gap” esistente tra questa popolazione e quella dei pazienti rianimati nelle ore diurne dei giorni feriali. Ciò, tuttavia, non si è tradotto, in un analogo incremento del tasso di sopravvivenza successiva alla rianimazione efficace, che resta ancora significativamente più bassa nei pazienti rianimati nelle ore notturne o del fine settimana (vedi grafici qui sotto).

La prevalenza di comorbilità, il luogo in cui si è verificato l'arresto e il tipo di interventi messi in atto per trattarlo, sono stati simili per tutti i pazienti, a prescindere dal momento in cui l’arresto si era verificato (durante le ore diurne o notturne).


Sopravvivenza alla rianimazione acuta (A) e sopravvivenza post-rianimazione (B), nei pazienti andati in arresto durante le ore diurne dei giorni feriali (linea blu) nelle ore notturne o nel fine settimana (linea arancione).1


Alle stesse conclusioni era giunto, nel 2016, un altro studio, questa volta condotto nel Regno Unito,2 secondo cui, – sulla base dei dati NCAA di 27.700 pazienti di età ≥16 anni sottoposti a compressioni toraciche e/o defibrillazione, – nei pazienti con IHCA verificatosi durante la notte e in un fine settimana l’outcome è stato sostanzialmente peggiore rispetto ai pazienti con IHCA presentatosi nelle ore diurne dei giorni feriali.

Secondo gli Autori, questo peculiare comportamento potrebbe essere dovuta a uno o più dei seguenti fattori:

  • variazione dello staff medico-infermieristico, in termini numerici e di “expertise”, durante le ore notturne e dei fine settimana;
  • possibile minor conoscenza del paziente da parte del medico di guardia delle ore notturne o del fine settimana;
  • il lavoro notturno, con le sue implicazioni “ambientali”, potrebbe impattare sul tempestivo riconoscimento dei segnali premonitori di arresto cardiaco e sulle azioni specifiche da intraprendere.

Appare verosimile che i risultati osservati siano da mettere in relazione, almeno in parte, alla tipologia dell’arresto cardiaco (più alta prevalenza di arresto non testimoniato e di ritmo non defibrillabile e/o di asistolia per gli IHCA occorsi durante le ore notturne e del fine settimana), al momento della presa di coscienza dell’evento.

Le casistiche di strutture mono-tematiche e altamente specializzate potrebbero differire da quella dello studio in oggetto.

Ma la persistente differenza nella sopravvivenza dei pazienti nelle popolazioni studiate, a fronte di un osservato miglioramento dell’efficacia delle manovre rianimatorie, sottolinea comunque l’assoluta importanza di tutte quelle strategie terapeutiche di supporto delle funzioni vitali, da attuare nella fase successiva alla rianimazione efficace, che solo equipe altamente specializzate possono garantire. Detto questo, è naturale che, quali che siano le cause del fenomeno osservato dallo studio, gli standard di cura in una struttura ospedaliera dovrebbero essere mantenuti a livelli ottimali a prescindere dall'orario di lavoro o del giorno della settimana.

Dr. Emilio Maria Assanelli, Responsabile UO PS e Cardiologia d'urgenza

Riferimenti

  1. Ofoma UR, Basnet S, Berger A et al. Trends in Survival After In-Hospital Cardiac Arrest During Nights and Weekends. 2018;71(4).
  2. Robinson EJ, Smith GB, Power GS et al. Risk-adjusted survival for adults following in-hospital cardiac arrest by day of week and time of day: observational cohort study. BMJ Qual Saf 2016;25(11):832-841.