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Primo non nuocere. Cardio-imaging e imperativo del minimo rischio radiogeno

Pontone Preferita

Un nuovo position paper delle Società scientifiche europee di imaging cardiaco, tra gli autori il Dott Gianluca Pontone, responsabile UO RM cardiovascolare del Monzino, – sottolinea come l’imaging ideale sia il risultato di un accorto bilanciamento tra rischio radiogeno e accuratezza diagnostica.

4 Dicembre Dic 2017 0000 14 days ago
  • Pontone Preferita Doctor

    Gianluca Pontone

    RESPONSABILE Unità Operativa RM cardiovascolare

    STAFF MEMBER Ecocardiografia, Unità Operativa Radiologia, Unità Operativa Scompenso, Cardiologia Clinica e Cardiologia Riabilitativa, Unità Operativa TAC cardiovascolare

Le tecniche di imaging come la TC, la TC a emissione di fotone singolo (SPECT) e la tomografia a emissione di positroni (PET) hanno ormai assunto un ruolo insostituibile nella diagnostica cardiovascolare.

Basti pensare che, per l'imaging della perfusione miocardica, il numero di scansioni eseguite raggiunge ora i 15-20 milioni di procedure all'anno, mentre la diffusione della tecnologia e delle competenze ha portato al suo crescente utilizzo anche nei paesi in via di sviluppo. Questo vero e proprio boom, se da un lato testimonia la continua ricerca della minor invasività nei processi diagnostici, dall’altro solleva preoccupazioni per il carico di radiazioni associato a queste tecnologie.

È noto, infatti, che sono le radiazioni ionizzanti a consentire la caratterizzazione anatomica, funzionale e molecolare del cuore dei vasi con elevata precisione, ma esse rappresentano un potenziale rischio per la salute, poiché possono danneggiare i tessuti viventi alterando la struttura cellulare e il DNA.

È stato dimostrato che l'esposizione ad alte dosi di radiazioni, – espresse in milliSv (1 mSv = 10 J di energia della radiazione trasferita a 1 g di tessuto vivente), – causa effetti avversi sulla salute incluso un aumento del rischio di induzione del cancro. Il danno potenziale dipende non solo dalla quantità di energia assorbita e dai diversi tipi di radiazioni, ma anche dalla suscettibilità del tessuto esposto.

Il Position Paper EACVI-EANM-ESCR

Per questo motivo, un recente documento di consenso delle più importanti Società scientifiche europee nel campo dell'imaging cardiaco (European Association of Cardiovascular Imaging, EACVI; Cardiovascular Committee of European Association of Nuclear Medicine, EANM; European Society of Cardiovascular Radiology, ESCR) ha posto l’accento sul rapporto tra dosi di radiazioni assorbite dal paziente e accuratezza diagnostica, in accordo con le linee guida europee approvate dalle stesse Società.

Nel considerare l'indicazione clinica per procedure diagnostiche che utilizzano tale fonte di energia, – si legge nel documento, tra i cui Autori figura il Dr. Gianluca Pontone, Responsabile UO RM cardiovascolare del Monzino, – occorre, da un lato, bilanciare in modo ottimale il rischio a lungo termine associato all'esposizione alle radiazioni ionizzanti e il rischio a breve termine di compromettere l’accuratezza diagnostica. Dall’altro lato, si pone l’imperativo di esporre i pazienti alla dose più bassa possibile, scegliendo il test più appropriato a ciascun caso e il protocollo di acquisizione corretto riservandosi di prediligere tecniche non radioesponenti quando possibile quali tecniche ecocardiografiche o esami di risonanza magnetica.

Ciò implica, dal punto di vista clinico, che si selezioni il test diagnostico più adatto a migliorare l'outcome del singolo paziente, e, dal punto di vista tecnico, che si tengano presenti le differenze tra i protocolli per applicare quello in grado di massimizzare la qualità dell'immagine minimizzando l’esposizione alle radiazioni.


Qualità dell'immagine al di sotto della soglia di 1mSv

Radiation Dose Reduction

Alta qualità dell’immagine in angio TC coronarica ultralow dose in una paziente di 67 anni, eseguita con scanner multidetettore “Revolution CT”, con acquisizione in un singola battito cardiaco ed esposizione a una dose di radiazioni pari a 0,7 mSv. L’immagine volume rendering (A) e la ricostruzione planare curva (B) evidenziano la presenza, nel tratto prossimale della coronaria destra, di una lesione del tessuto molle ad alto rischio, che causa una stenosi di alto grado.


La riduzione della dose radiogena è sempre il frutto di uno sforzo multidisciplinare e di un continuo progresso tecnologico. L’imaging multimodale e le nuove tecnologie, come la TC a bassa radiesposizione o la Risonanza Magnetica, entrambe disponibili come scanner dedicati alle patologie cardiovascolari, rappresentano la risposta a questi imperativi.

Dott. Gianluca Pontone, Responsabile UO RM cardiovascolare.

Riferimenti

  • Gimelli A, Achenbach S, Buechel RR, Edvardsen T, Francone M, Gaemperli O, Hacker M, Hyafil F, Kaufmann PA, Lancellotti P, Nieman K, Pontone G, Pugliese F, Verberne HJ, Gutberlet M, Bax JJ, Neglia D; EACVI Scientific Documents Committee. Strategies for radiation dose reduction in nuclear cardiology and cardiac computed tomography imaging: a report from the European Association of Cardiovascular Imaging (EACVI), the Cardiovascular Committee of European Association of Nuclear Medicine (EANM), and the European Society of Cardiovascular Radiology (ESCR). Eur Heart J 2017 Oct 20. doi: 10.1093/eurheartj/ehx582. [Epub ahead of print] Vai all'abstract