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Fibrillazione atriale: le cause, i rischi, le terapie

Claudio Tondo 2

Un'intervista al Prof. Claudio Tondo

8 Novembre Nov 2017 0000 15 days ago

L’età è senza dubbio un fattore di rischio importante per la fibrillazione atriale, che colpisce il 5-8% della popolazione generale oltre i 70-75 anni. Ma in realtà questa alterazione del ritmo cardiaco, per cui il cuore batte in maniera totalmente caotica, può verificarsi a qualsiasi età.

L’incidenza, in aumento nelle ultime decadi, interessa anche le fasce più giovani della popolazione, in cui tuttavia è più spesso associata alla presenza di altre patologie cardiache. Con l’aumentare dell’età, aumenta anche il rischio di sviluppare altri disturbi – come la pressione alta o malattie coronariche e valvolari – che a loro volta aumentano il rischio di fibrillazione atriale. Oggi però non siamo impotenti di fronte all’avanzare della malattia.

Fibrillazione

Quali sono i rischi della fibrillazione atriale?

L’importanza di questa aritmia è legata al rischio di trombosi, dovuto alla tendenza all’ipercoagulabilità del sangue nelle camere cardiache. Questa condizione può favorire la formazione di cardioemboli, che, se trasportati nel circolo sanguigno, potrebbero occludere vasi arteriosi cerebrali (con il rischio di episodi di ischemia cerebrale transitoria oppure ictus vero e proprio), vasi di organi periferici, quali il rene, fegato o degli arti inferiori, causando eventi infartuali e alterazioni di funzione dell’organo colpito.

Quali sono le possibili cause?

Diverse possono essere le cause che favoriscono l’insorgenza della fibrillazione atriale, non tutte note e alcune non facilmente identificabili. Possiamo grossolanamente affermare che il caos elettrico che si esprime nella fibrillazione atriale, è la risposta “esagerata e abnorme” di cellule cardiache poste nelle camere atriali, destra e sinistra, a disparati stimoli esterni. Per cui alcuni individui sperimentano crisi di fibrillazione atriale dopo i pasti, per un’accentuazione dei riflessi gastro-cardiaci, oppure durante il sonno per un’eccessiva riduzione della frequenza cardiaca, o ancora dopo uno strenuo esercizio fisico. Anche la presenza di apnee notturne rappresenta un fattore scatenante per l’insorgenza di episodi di fibrillazione atriale. Spesso però, rimane oscura la ragione precisa dello scatenamento delle crisi di fibrillazione atriale.

Cosa possiamo fare allora?

Lo studio attento della qualità di vita e delle abitudini dei soggetti con fibrillazione atriale, è risultato fondamentale per identificare fattori di rischio e condizioni favorenti l’insorgenza di questa aritmia. Dall’analisi di questi dati, in particolare è emerso un decalogo comportamentale che ormai viene riconosciuto come fondamentale nella strategia terapeutica. Si tratta di una sequenza di interventi sulla qualità di vita (riduzione del peso corporeo, alimentazione sana, regolare attività fisica, controllo della dieta, abolizione del fumo, risoluzione delle apnee notturne, ecc) associata a possibili trattamenti farmacologici o di carattere chirurgico.

Qual è l'efficacia di questi trattamenti?

I progressi ottenuti negli ultimi anni dalle tecniche ablative (che “bloccano” le cellule cardiache da cui ha origine la scarica elettrica anomala) hanno permesso di offrire elevate percentuali di successo (vale a dire di mantenimento del ritmo cardiaco regolare), a patto che la diagnosi di fibrillazione atriale sia precoce e l’intervento ablativo altrettanto. Quindi la raccomandazione per ridurre il rischio di fibrillazione atriale a ogni età è, prima di tutto, quella di scegliere stili di vita sani e poi di rivolgersi subito a un cardiologo ai primi sintomi di un “cuore matto”.

Per maggiorni informazioni, leggi l'articolo del Prof. Claudio Tondo sul Corriere della Sera allegato di seguito

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