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Quali esami per controllare gli stent?

Mauro Pepi 2

Risponde Mauro Pepi, coordinatore Imaging Cardiovascolare

23 Ottobre Ott 2017 0000 one month ago

Ho 46 anni e due stent nella circonflessa, più l'arteria destra completamente occlusa. Sono sportivo e sono stato curato anche presso il Monzino. Il secondo stent mi è stato applicato nel mese di giugno 2016 in seguito a TAC cardiaca.

Il cardiologo presso cui sono in cura mi suggerisce di tenere sotto controllo la malattia, oltre che con i "normali" farmaci del caso, con un test sotto sforzo annuale. Secondo lei è sufficiente? O meglio, la TAC cardiaca è comunque ancora molto dannosa per l'organismo in termini di radiazioni da limitarne al minimo l'utilizzo?

Alberto

Ci tengo a rassicurarla sul fatto che il suo medico, dopo l'impianto degli stent e in riferimento alla sua storia clinica, ha prescritto in modo corretto un test di primo livello come l’elettrocardiogramma da sforzo, afferma il Dottor Mauro Pepi, coordinatore Area Imaging del Centro Cardiologico Monzino.

La TAC coronarica ha infatti precise indicazioni e non deve essere eseguita se altri test privi di utilizzo di radiazioni sono sufficienti ad escludere o confermare la patologia. Più precisamente si pone indicazione alla TAC coronarica solo se i risultati dei test precedenti lo richiedono, oppure in presenza di una chiara sintomatologia.

Il dato più rilevante nel suo caso è sicuramente l'assenza di sintomi anche durante attività fisica, ma anche la costanza nell'assumere una terapia medica adeguata come prevenzione secondaria, in riferimento all'impianto degli stent coronarici.

Per quanto riguarda le sue domande sulle attuali TAC coronariche è importante ricordare che negli ultimi anni, grazie alle moderne tecnologie di cui disponiamo, siamo riusciti a ridurre moltissimo la dose di radiazioni necessarie per eseguire l'esame, al punto che ormai non comporta rischi per il paziente.

L’esame inoltre è in grado non solo di fornire dati anatomici, come il grado di ristrettezza (stenosi) delle coronarie, ma anche informazioni di flusso-perfusione sulle coronarie, indicando dunque se la stenosi determina una riduzione significativa di flusso sanguigno. Tutte queste informazioni rendono l’esame completo e permettono in alcuni casi (fino al 30% circa) di evitare la coronarografia invasiva.

Questa risposta è pubblicata su Repubblica Salute dove il Dottor Mauro Pepi ha una pagina all'interno della nuova sezione dedicata alle domande dei lettori.