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Ipertensione arteriosa, questa sconosciuta

Alimento Marina

Da cosa dipende, come possiamo curarla

2 Ottobre Ott 2017 0000 2 months ago

L'ipertensione interessa circa un miliardo di individui nel mondo e rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per la salute. Da una pressione arteriosa alta possono scaturire importanti complicanze cardiovascolari e cerebrovascolari come, ad esempio, l’infarto miocardico, l’ictus cerebrale o lo scompenso cardiaco. Per questa ragione l’ipertensione è una condizione che non deve essere sottovalutata. Eppure un italiano su tre non sa concretamente di cosa si tratti.

In questa intervista la Dr.ssa Marina Alimento dell’unità operativa Scompenso, Cardiologia Clinica e Riabilitativa del Monzino, ci spiega cosa sia l’ipertensione arteriosa, da cosa possa dipendere e come possiamo curarla.

Da cosa dipende l’ipertensione arteriosa?

L'origine dell'ipertensione arteriosa è multifattoriale e poligenica; in termini più semplici significa che in ogni individuo è condizionata da un insieme di influenze ambientali che agiscono sull'espressione di vari geni. Oltre all'avanzare dell'età, tra i vari fattori che predispongono all’ipertensione devono essere ricordati: il fumo, l'obesità, la vita sedentaria, la dieta ricca di sodio, quella povera di potassio, calcio e magnesio, il consumo elevato di alcool, lo stress e l'insulino-resistenza.

Curare l'ipertensione significa quindi fare medicina preventiva?

Pressione Arteriosa

Certo. Non dimentichiamo poi che, sebbene l'ipertensione arteriosa non debba essere considerata una malattia ma un fattore di rischio cardiovascolare, spesso nei pazienti ipertesi si riscontra la presenza concomitante di altre patologie come il diabete mellito o la dislipidemia. Quando questi fattori sono presenti contemporaneamente si potenziano l’un l’altro, aumentando in modo esponenziale il rischio cardiovascolare globale. Prima di valutare se intraprendere un trattamento antipertensivo, è indispensabile poter effettuare una stratificazione del rischio cardiovascolare della persona, considerando l’entità dello stato ipertensivo ed eventuali fattori di rischio ulteriori, o patologie d'organo associate.

È possibile trattare tutte le forme di ipertensione arteriosa?

Uno dei punti critici del trattamento dell'ipertensione, è proprio il raggiungimento degli obiettivi pressori. Recenti studi osservazionali condotti in Europa sul controllo della pressione arteriosa hanno dimostrato come solamente in una percentuale variabile dal 25% al 40% dei pazienti trattati siano raggiunti i valori ottimali. Le cause di questo sono molteplici e spesso dipendenti da una non corretta comunicazione tra medico e paziente, o dall'utilizzo di farmaci in dosi o in associazioni inappropriate. Bisogna tuttavia distinguere tra le due grandi forme di ipertensione, quella definita “primitiva” e quella “secondaria”. Nell’Ambulatorio di Ipertensione Arteriosa al Monzino il primo obiettivo è quello di escludere patologie d’organo (per lo più endocrine), che possano essere in grado di determinare lo stato ipertensivo. In questo caso, infatti, riusciamo ad abbassare la pressione solo se curiamo la patologia di base. Se si tratta invece della più comune ipertensione primitiva, spesso il livello dei valori pressori è direttamente proporzionale alla coesistenza di più fattori di rischio. Esistono forme di ipertensione apparentemente "resistenti", e cioè non rispondono alle terapie farmacologiche a disposizione, che in realtà sono “pseudoresistenti”. Una di queste, frequente nell’obeso, è la sindrome da apnee ostruttive del sonno (OSAS), che favorisce lo stato ipertensivo e ne rende difficile il trattamento. Nel nostro Ambulatorio quindi scegliamo un approccio multidisciplinare, con una valutazione specifica per ciascun paziente al fine di individuare e correggere gli eventuali fattori di rischio e successivamente intraprendere il percorso terapeutico più efficace per ognuno.