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Quando il cuore è bradicardico, la protezione non è garantita

Tondo Big

Se nella maggior parte dei casi la bradicardia non desta preoccupazione, la condizione va comunque indagata per escludere un'eziologia potenzialmente pericolosa.

17 Luglio Lug 2017 0000 2 months ago

Ho 57 anni, bradicardico da molti anni (35-40 battiti al minuto) conseguenza di attività sportive aerobiche. Il quadro clinico generale, cardiovascolare in particolare, al momento è buono. In prospettiva futura potrebbero esserci effetti negativi tipo installazione pacemaker?

Nel mio caso, al momento attuale, diminuisce il rischio di infarto e di ictus oppure la bradicardia è ininfluente?

La domanda riportata qui sopra è pubblicata su un nuovo spazio di Repubblica.it "I 100 esperti di RSalute", dedicato alle domande dei lettori, cui gli esperti del Centro Cardiologico Monzino collaborano perle patologie cardiovascolari. In questo caso, il Prof. Claudio Tondo, Coordinatore dell'Area Aritmologia del Monzino, ha provveduto a rispondere al paziente.


Nel merito, la bradicardia è comune nei soggetti allenati e, nella maggior parte dei casi, non desta preoccupazione. Gli atleti professionisti sono spesso bradicardici, come è noto: è una conseguenza dell’allenamento. In questo caso, una frequenza cardiaca ridotta si associa generalmente a un minor rischio cardiovascolare. Ma è bene ricordare che non sempre un cuore bradicardico conferisce una maggiore protezione dagli eventi infartuali. Può infatti rappresentare la conseguenza di condizioni ed eventi patologici o iatrogeni, oppure essere in relazione con l'invecchiamento. Al di là dell’attività fisica protratta e continuativa, infatti, anche l'avanzare dell'età può indurre naturalmente un'accentuazione della bradicardia, che però può tradursi in un deficit funzionale, con facile affaticabilità. In questi casi, l’impianto di un pacemaker può rivelarsi efficace, specie in presenza di una ridotta resistenza allo sforzo.

La bradicardia può anche costituire un effetto collaterale dei betabloccanti e calcioantagonisti, o di farmaci antipsicotici quali il litio, analgesici oppioidi come il fentanil, farmaci simpaticolitici quali la reserpina e la clonidina, antineoplastici come il paclitaxel, non di rado presenti nell’”armamentario” terapeutico dell’età avanzata.

Oppure potrebbe essere determinata da una disfunzione del seno atriale, che comporta un'alterazione nella capacità del nodo del seno di generare o trasmettere un potenziale d'azione all'atrio. a sua volta conseguenza, per esempio, di una pregressa miocardite, di patologie autoimmuni, ecc.

La bradicardia può, infine, essere causata anche da gravi cardiopatie congenite, come i difetti atrio-ventricolari. In questo caso il battito rallenta per un’alterazione dell’impianto elettrico del cuore. La frequenza più bassa, dunque, è in questo caso il sintomo di un’anomalia che può portare a un blocco dell’impianto elettrico oppure a una fibrillazione ventricolare.

Dal punto di vista diagnostico, in caso l'anamnesi escluda allenamento fisico, invecchiamento o cause iatrogene, la vera sfida consiste nell'individuare un'eziologia potenzialmente pericolosa, anche se il paziente è asintomatico. La diagnosi di bradicardia al di sotto dei 50 bpm, anche se soltanto transitoria, si effettua generalmente con monitoraggio ECG a 12 derivazioni o in telemetria. Holter o monitoraggio prolungato possono rivelarsi particolarmente utili in presenza di bradicardia intermittente o in pazienti sintomatici.