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Montagna: un rischio per i cuori fragili?

Montagna Autunno

Perché l’altitudine può rappresentare un pericolo per un “cuore fragile”? Lo spiega il Prof. Piergiuseppe Agostoni, coordinatore dell’Area di Cardiologia Critica del Centro Cardiologico Monzino, che ha in serbo buone notizie per i cardiopatici che amano l’alta quota:

«All’aumentare della quota - spiega Agostoni - diminuisce la disponibilità di ossigeno presente nell’aria e, proprio per compensare questa mancanza, il corpo aumenta il lavoro cardiaco, respiratorio, e la pressione arteriosa. Ma non è tutto: in quota è limitata anche la capacità dell’organismo di utilizzare l’ossigeno. Ci si trova così ad avere, da un lato, meno ossigeno a disposizione, e dall’altro un’inferiore capacità di utilizzarlo. Tutto questo genera alterazioni significative a livello cardiovascolare, fino a correre possibili rischi di infarto e ictus per gli individui già sofferenti. Se poi in quota si pratica sport, il rischio a cui ci si espone è ancora maggiore perché il fabbisogno di ossigeno dell’organismo aumenta»

Agostoni

Piergiuseppe Agostoni

«A lungo i cardiologi hanno sconsigliato la montagna a tutela dei pazienti, non potendo dare loro risposte più precise. Alcuni, sebbene non in condizioni particolarmente critiche, nemmeno chiedevano al medico rinunciando alla montagna a priori, per paura. Altri invece, troppo spesso, sono stati vittime di tragedie perché sono saliti in quota in modo del tutto inappropriato. Oggi nessuna di queste situazioni deve più verificarsi: abbiamo nuove conoscenze, tecnologie e strumenti che ci permettono di stabilire il livello di rischio per ciascuno, e di intervenire su quel rischio abbassandolo».