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Quali sono i veri pericoli della fibrillazione atriale?

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Il Corriere della Sera lo ha chiesto al Prof. Claudio Tondo

12 Maggio Mag 2016 0000 7 months ago

Con circa 500mila casi in Italia e 60mila nuove diagnosi ogni anno, la fibrillazione atriale è il disturbo del ritmo cardiaco più comune, e la sua diffusione aumenta con l'avanzare dell'età.

La fibrillazione atriale, di per sè, non è pericolosa per la vita del paziente. Quelle che possono essere gravi, se non addirittura fatali, sono le sue complicanze, a partire dall'ictus cerebrale. dal 15 al 20 per cento degli ictus ischemici è imputabile a questa aritmia.

Claudio Tondo, Responsabile dell'Aritmologia del Centro Cardiologico Monzino

La fibrillazione atriale si presenta in genere con alcuni disturbi caratteristici, che possono essere più o meno evidenti. I più classici sono battito cardiaco rapido e irregolare, sensazione che il cuore batta "più forte", fiato corto, difficoltà di concentrazione, debolezza e minore tolleranza allo sforzo.

Durante un attaccio di fibrillazione atriale i ventricoli possono arrivare a raggiungere i 100-175 battiti al minuto, contro la normale frequenza che si attesta intorno ai 60-100 battiti al minuto.

Talvolta, tuttavia, può essere "silenziosa" e non venire avvertita dal paziente. In questi casi chi ne soffre non percepisce alcun sintomo anomalo e conduce una vita normale. Ma il rischio di ictus rimane.

Nella rubrica "Mi spieghi dottore" di Corriere Salute, il Prof. Claudio Tondo chiarisce perchè la fibrillazione atriale aumenta il rischio di ischemia, indica quali sono i fattori di rischio e gli accertamenti da fare se si sospetta la presenza di questa aritmia, e soprattutto spiega come si può intervenire


Per maggiori informazioni, scarica di seguito l'articolo del Corriere della Sera di domenica 8 maggio


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