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L’aterosclerosi coronarica, che è la patologia cardiovascolare più frequente nei pesi occidentali
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Le patologie valvolari, soprattutto la stenosi aortica e l’insufficienza mitralica, che sono la seconda e la terza patologia in ordine di frequenza
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Le patologie dell’aorta toracica ed addominale.
Di queste patologie sono studiate le basi genetiche e l’espressione di nuovi marker predittivi di malattia o di progressione accelerata, al fine di poter attuare quanto prima misure preventive o terapie mirate ed individualizzate. Inoltre, l’Unità ha tra i suoi obbiettivi lo studio e la modulazione dei meccanismi alla base della risposta pro-infiammatoria e pro-trombotica sistemica conseguente agli interventi di chirurgia cardiaca dell’adulto che può causare l’insorgenza di complicazioni postoperatorie quali eventi ischemici, infezioni ed eventi emorragici.
Ricerche in corso:
STUDIO SUI MARKER GENETICI E MOLECOLARI PREDITTIIVI DI RIOCCLUSIONE DEI BYPASS CORONARICI
L’aterosclerosi coronarica è la più frequente patologia del sistema cardiovascolare nei paesi industrializzati, ed il bypass coronarico è la terapia che viene praticata quando la malattia è molto avanzata. Poco si conosce su quali possano essere i fattori predittivi del destino dei bypass impiantati (Figura 1) anche se è molto probabile che il profilo genetico, così come molecole indicative di attivazione dell’infimmazione e della trombosi possano avere un ruolo importante. Infatti precedenti evidenze sperimentali del nostro laboratorio hanno dimostrato che dopo l’interfvento di bypass coronarico vi è una marcata attivazione dello stato infiammatorio e pro-trombotico dell’organismo che potrebbe contribuire all’occlusine precoce dei bypass medesimi. Con questo studio ci prefiggiamo di ottenere nuove informazioni su quali siano i marker maggiormente indicativi di riocclusione dei bypass stessi, e soprattutto se siano più importanti i livelli dei markers di base, prima dell’intervento, oppure se abbiano un ruolo più importante i livelli degli stessi markers presenti nel post-intervento
STUDIO SUL DOSAGGIO OTTIMALE DI FARMACI ANTIAGGREGANTI PIASTRINICI DOPO CHIRURGIA CORONARICA
E’ noto che i pazienti sottoposti ad intervento di bypass aorto-coronarico rispondono poco alle terapie convenzionali con aspirina a basse dosi (100 mg) nei giorni successivi all’intervento cardochirurgico. Questo fenomeno, scoperto recentemente, è chiamato aspirino-resistenza e potrebbe contribuire significativamente alla riocclusione precoce dei bypass. Dati preliminari dei nostri laboratori suggeriscono che adeguate modifiche della dose e –forse- della tempistica della somministrazione di aspirina possono ridurrre di molto l’incidenza di questo problema. Presso la nostra Unità sono attualmente in corso studi volti ad ottimizzare il dosaggio e la tempistica della somministrazione di aspirina ai pazienti bypassati, al fine di ridurre al minimo l’occlusione precoce dei bypass.
STUDIO SUI MARKER GENETICI E MOLECOLARI PREDITTIVI DI PATOLOGIA VALVOLARE
STUDIO SUI MARKER GENETICI E MOLECOLARI PREDITTIVI DI PATOLOGIA AORTICA
STUDI SULLE ALTERAZIONI DEI MARKERS INFIAMMATORI ED EMOSTATICI CONSEGUENTI ALLA PRESENZA DI PATOLOGIA VALVOLARE O PATOLOGIA DELL’AORTA CON INDICAZIONE CHIRURGICA ED INDOTTI DALL’INTERVENTO CHIRURGICO STESSO
Le patologie valvolari e dell’aorta stanno aumentando progressivamente di numero, e questo è dovuto anche all’invecchiamento della popolazione dei paesi industrializzati, e nel giro di pochi anni diverranno più frequenti della cardiopatia ischemica, anche perché le terapie preventive per quest’ultima sono più efficaci, standardizzate e consolidate nella pratica clinica. Anche gli studi sui markers predittivi di queste patologie sono meno sviluppati rispetto a quelli svolti finora sulla cardiopatia ischemica. In collaborazione con l’University of Pennsylvania School of Medicine, Department of Cardiovascular Surgery (Dr. Joseph Bavaria e Dr. Giovanni Ferrari), abbiamo iniziato uno studio volto a caratterizzare quali siano i predittori dello sviluppo e progressione della stenosi valvolare aortica calcifica (Figura 2), dell’insufficienza mitralica, degli aneurismi aortici e delle sindromi aortiche acute, al fin di poter identificare dei possibili nuovi target terapeutici. Recenti studi della nostra Unità hanno infatti documentato come la terapia con farmaci anti-colesterolo (le statine), promettente da un punto di vista concettuale, non sia in grado di rallentare la progressione della stenosi valvolare aortica di grado avanzato, mentre questi farmaci potrebbero avere un ruolo in fasi più precoci della malattia (Figura 3). Inoltre, non sono ben note quali siano le alterazioni dell’infiammazione e del sistema trombotico-emostatico conseguenti alla presenza di valvulopatie, e se l’intervento chirurgico correttivo possa modificare questi profili. Presso la nostra Unità sono in corso studi volti a meglio definire questi aspetti, sempre per migliorare la qualità delle cure offerte al Centro Cardiologico Monzino IRCCS.
Riferimenti bibliografici:
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Parolari A, Loardi C, Mussoni L, Cavallotti L, Camera M, Biglioli P, Tremoli
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